mentre infilo la maglietta prima di tornare a casa mi fermo di scatto e chiudo gli occhi. respiro a fondo. e resto così, con solo metà fronte e un ciuffo arruffato di capelli a fare capolino dal buco per la testa; resto così e stringo forte gli occhi, finchè pian piano le sagome luminose di sdraio e ombrelloni e lettini scoloriscono e si liquefanno, assorbite dal fondo nero della mia retina.
mi viene da ridere, e mi sento un po’ scema.
ma come ricorda il testo della macarena, alegrìa es cosa buena.
quindi, va bene così.
alla fine lascio emergere dal blu della maglietta il resto della faccia e dei capelli.
e mi guardo intorno, e mi piace tutta la luce che c’è; anche se mi fa strizzare gli occhi e prendere un’espressione un po’ perplessa un po’ ironica un po’ imbronciata – che peraltro, purtroppo, è abbastanza una mia caratteristica.
è una splendida giornata. non sembra neanche agosto.
cielo limpido, aria tersa. le apuane. il profilo della costa. il golfo della spezia, l’isola del tino, la gorgona. tutto così nitido che ti sembra di poterlo toccare. e poi il mare, e l’acqua trasparente, e piccoli pesciolini che nuotano a riva.
penso che settembre è davvero vicino.
e in fondo mi dispiace che quest’estate finisca.
un’estate fatta di lacrime e sorrisi.
amici di sempre, amici nuovi, amici ritrovati.
notti lunghe, passate a passeggiare chiacchierare ridere ricordare scoprire nuove distanze, nuove vicinanze.
e campi del giallo sterminato dei girasoli, colline e filari di cipressi, il profumo del fieno tagliato da poco, un falò sulla spiaggia e gli occhi lucidi e le risate forti e il passo incerto di chi ha bevuto troppo.
guardare il cielo nel cielo buio di una casetta in montagna, e stare con la testa piegata all’indietro così tanto tempo che a un certo punto tutto inizia a girare e in un attimo ti trovi per terra con un ginocchio sbucciato.
sogni che già mentre li stai sognando sai che sono finti, di un finto che fa male perchè vorresti che fosse vero ma sai che non lo è; e per una volta dopo tanto tempo ti spiace che al mattino ti restino appiccicati addosso, trascinandosi dietro scie di pensieri pesanti. ma anche il mare e il sole e la brezza nei capelli e la musica e il vento forte e l’acqua che ti avvolge e ti culla nel suo abbraccio. e nell’intreccio un po’ confuso di emozioni diverse, per fortuna l’amarezza lascia sempre il posto a qualcos’altro – qualcosa di meglio, e di più giusto. qualcosa che meriti.
la tua micia che torna a casa presto il pomeriggio, affamata di pappa e carezze, e ti fa tante fusa anche solo a vederti; e tanti mici selvatici col pelo dritto, che scappano veloci se cerchi di accarezzarli, e ti osservano da lontano nascosti dietro una siepe o un vaso di fiori.
feste e torte inaspettate, un mare di auguri e sorrisi e tanto affetto sincero, quello che ti scalda il cuore e che ti porti dentro a lungo.
e coccole e abbracci, e momenti difficili fatti di domande che non avranno risposta, o di domande a cui si risponde troppo in fretta; che poi in fondo è la stessa cosa.
e poi le stelle, che non ti stancheresti mai di guardarle.
e quando arrivano le notti delle stelle cadenti ti accorgi non senza sorpresa che invece di esprimere un desiderio, ogni volta che ne vedi una sorridi forte e dentro di te dici “grazie”.
la mia vita mi piace com’è.
e io, io mi piaccio come sono.
e ho un milione di sogni e progetti, e tanta voglia di viverli.
settembre è vicino; e marzo ancora di più.

sono nella foresta, l’oscurità è profonda
ma io ho delle promesse da rispettare
e tanta strada da percorrere prima di dormire
tanta strada da percorrere prima di dormire
















« che cos’è quella sensazione quando ci si allontana dalle persone e loro restano indietro nella pianura finchè le si vede appena come macchioline che si disperdono?.. è il mondo troppo vasto che ci sovrasta, ed è l’addio. ma noi puntiamo avanti verso la prossima pazzesca avventura sotto i cieli »
jack kerouac, sulla strada

non so se nella vita esistano dei veri addii.
o perlomeno se sia possibile riconoscerli così, semplicemente mentre li vivi.
perché la vita è materia cangiante, in continua trasformazione; racconto che si scrive giorno dopo giorno
e che giorno dopo giorno muta, in significati sempre nuovi.
non posso sapere adesso se quelli che ho creduto addii siano in realtà degli arrivederci; e se quelli che pensavo arrivederci col passare del tempo si riveleranno addii.
niente è mai così definitivo e sicuro come può sembrare.
questo è un luogo che ho amato molto.
ma non è un luogo solo mio.
è sempre appartenuto anche a qualcun altro.
perché è nato con lui.
perché è nato per lui.
è un luogo che racchiude una parte bella della mia vita; una parte di me.
colori suoni immagini.
emozioni grandi e profonde e dolci.
e la musica.
intrecciata a momenti e sguardi e parole e gesti – fissati nella memoria, fissati nel cuore.

tishbite dei cocteau twins – la ascolti e pensi che è quello che senti, in un novembre strano in cui ti scopri sospesa tra la tua vita com’è e la tua vita come potrebbe essere, e poi l’assenza e la mancanza, e la consapevolezza che non puoi fare a meno di qualcuno, e la paura mista a ebbrezza di quando ti accorgi di sapere ogni cosa, prima che accada

at my most beautiful dei rem – il profumo di biscotti al cocco e la testa completamente via, e l’inizio di un nuovo anno lontani centinaia di chilometri ma ugualmente tenendosi per mano, e aspettare l’alba insieme, e "questa canzone mi fa pensare a te, perché per me sei tu la my most beautiful", e le notti stellate, e una notte di luglio che tutto sembra andare storto ma poi basta incrociare il tuo sguardo e ogni ansia si scioglie, e ancora millemila pensieri delicati – tutti i pensieri delicati del mondo

cannonball (e qualsiasi canzone di damien rice, oggi e per sempre, credo) – un mattino di gennaio e una poesia che sapevo mia perché in fondo sentivo le stesse cose; e la voglia di stare insieme che ti spinge a fare cose che non avresti pensato, e a inventarti bugie assurde, e a perdere la cognizione del tempo; e il freddo di una passeggiata a Lucca, e due cd (“questa è la musica che ascolto sempre in questo periodo e che mi fa pensare a te”) e un biglietto strappato in treno perché diceva troppo e ancora non si poteva, e “questa canzone parla di noi due”, e viaggi in macchina verso weekend sul lago, e concerti, canzoni ascoltate al cellulare o tenendosi per mano e guardandosi negli occhi, ritorni in autobus stracolmi di ragazzi molto biondi e molto inglesi, e tristezza che si trasforma in sorrisi che scaldano il cuore solo a ripercorrere ciò che è stato, e un biglietto con due gatti che si abbracciano sotto il cielo stellato che parla di te e di lui e di voi, e mentre lo scrivi non trovi le parole giuste e pensi che in fondo le parole giuste non esistono e vorresti che potesse leggerti dentro per capire finalmente che cos’è per te, e crederci

e molto, molto altro ancora.
ricordi.
posati qui.
per sempre.
fa male lasciare andare via da sé la bellezza.
ma forse è davvero l’unico modo per non perderla mai.
e scivolare oltre.
leggera.
se sia un arrivederci.
o un addio.
ancora non lo so.
un giorno, forse, sarà il tempo a dirmelo.
e comunque sia.
spero di sentirmi grata:
quel giorno,
come oggi.