frammenti di un weekend
le sfumature del cielo al tramonto, colori in movimento che scivolano dolcemente l’uno nell’altro, e la magia delicata e sempre nuova del crepuscolo – camminare a piedi nudi nella sabbia umida mentre la sera si fa un po’ più buia – e la luna che si specchia nel mare in una danza di luccichii d’argento – bellezza da bere con gli occhi e respirare a fondo e trattenere a lungo.
passeggiate in salita e fiori dai colori intensi e gattini sospettosi e cani scodinzolanti, e ancora una volta perdersi a guardare il sole mentre sfuma nel mare – paesaggi consueti da prospettive nuove.
un film su cui sospendo il giudizio in attesa di capire se mi abbia lasciato qualcosa, oltre la consapevolezza che stefano accorsi sostanzialmente recita con le rughe della fronte; e che nella prima mezz’ora il protagonista assoluto è stato un grosso tronco d’albero adagiato in un bosco.
un film da cui forse mi aspettavo di più, che mi è piaciuto ma non mi ha emozionata come credevo.
una mostra potenzialmente molto bella e ricca di spunti, ma allestita in modo un po’ approssimativo.
e finalmente il programma di europacinema – che comincia oggi. giovedì venerdì e sabato farò la spola tra eden e politeama, credo.
i biglietti di un concerto, e tanta musica nelle orecchie e nel cuore.
prendere coscienza del fatto che non si può esaurire una ricarica da sessanta euro in dieci giorni, soprattutto mandando solo sms. la mia logorrea mi costa cara, caspita.
e poi.
emozioni diverse che si alternano in me.
che mi sorprendono, quando mi accorgo di provarle.
mi sembra che il mio corpo si risvegli piano, dopo essersi chiuso in un sonno lungo da giugno fino adesso. la pelle più sottile lo sguardo lucente i sensi affinati. voglia di fisicità di vicinanze di contatti. e sogni ad occhi aperti e brividi lungo la schiena, che mi fanno pensare quante cose siano ormai cambiate in me.
senso di perdita, anche.
sotto le coperte, prima di addormentarmi, mi rendo conto di come dentro me i lineamenti di un volto si facciano mano a mano meno nitidi, sempre più lontani. giorno dopo giorno. e so che una parte di me non esiste più, strappata via senza che io lo volessi. non posso farci niente. e nemmeno so se lo voglio, in fondo. ma fa male, di una tristezza che mi scivola dentro in grumi pesanti. d’altra parte, si muore un po’ per poter vivere, no?
ma l’unica verità che conta è che non vorrei niente di diverso da quello che ho, e non vorrei essere niente di diverso da quello che sono. e ora come ora, questo mi sembra la cosa più vicina alla felicità che si possa immaginare. per cui sorrido, e di sorrisi che illuminano, sì.
se dovessi scegliere della musica attraverso cui esprimere il mio stato d’animo, credo che sarei uno dei primi dischi dei beatles. con tutte quelle canzoni un po’ sceme un po’ ingenue, perfette da canticchiare mentre lavi i piatti. tipo the night before o it’s only love tanto per dirne un paio particolarmente *scemotte&tenerelle*.
ecco. mi sento così, e direi che mi piace.
per ultimo, alcune parole di manuel agnelli che in questi giorni sento intensamente mie:
«non voglio cambiare il mondo e non l’ho mai voluto. io sono una persona mediocre e i miei pensieri sono pratici: sono stufo di buttare via la mia vita con ideali giganteschi che non riuscirò mai a raggiungere perché “il mondo è una merda”. non voglio usare l’assoluto come scusa della mia incapacità. voglio fare delle cose anche piccole, però le voglio fare. provateci anche voi, ogni tanto. fa bene alla pelle».