non resisto

dovete assolutamente scaricare questo filmatino. è un piccolo spettacolo. me l’ha mandato oggi pomeriggio una mia amica e davvero non ho il cuore di non condividerlo. voglio dire, secondo me è davvero troppo buffo. è un mega poco più, quindi *nessuno* ha scuse per non scaricarlo, si fa veramente in fretta. poi tornate qua e mi dite cosa ne pensate. enjoy!

[la mia micia luna che si lava è tanto carina anche lei. chi se la fosse persa e avesse tanta voglia di vederla, la trova qui]
















she’s the air i breathe not too pure for me
she’s the air i breathe not too cheap for me
she’s the only one for me now and always
she’s the only one for me now and always
she’s the only one for me now and always
she’s the only one for me

perché la vita è poesia..

e la poesia è il vento. il suo fruscìo mentre gioca coi pioppi – suono così dolce che staresti ore a guardarlo; è la danza leggera delle foglie che cadono – gialla, pigra pioggia di petali; è la notte limpida che brilla di mille e ancora mille stelle.
il vento le foglie le stelle.
un timbro sulla mano destra che ormai è scomparso – metà cancellato e metà bevuto via, dentro te, nella tua pelle – e questa maglietta e un concerto durato troppo, troppo, troppo, troppo poco. o forse no, forse è solo che il tempo scorre in flussi diseguali, tra scatti improvvisi e ondate lunghe, con notti che finiscono alle sette del mattino, e poco sonno e molte parole e molti sorrisi.
interi piani sequenza di sensazioni belle che ti senti davvero grata di vivere; e rari momenti in cui il senso di mancanza ti stringe la bocca dello stomaco e ti disorienta, e ti guardi attorno e temi di essere nel posto sbagliato – ovunque sarai nella vita non sarà mai il posto giusto – e ciò che un attimo prima sembrava bello ora è soltanto grigio e spento.
e ancora, incrociare per la prima volta gli occhi di una ragazza che altro non sapresti definire se non affascinante.
e poi bologna e i suoi portici, e passeggiate e chiacchiere, e ancora notti lunghe e arretrati di sonno che si accumulano – ma in fondo non importa, perchè non hai nessuna voglia di chiudere gli occhi.

.. ma anche no..

il picco antipoetico per eccellenza di tutto il weekend è, come al solito, sponsorizzato da trenitalia.spa.
percorri un vagone e mezzo di intercity e dopo aver radiografato tutti i potenziali compagni di viaggio soppesandone aspetti positivi e negativi, ti fermi.
ci sono due fidanzatini, alternativi quel tanto che basta a ispirarti simpatia; un tipo che legge un libro; una signora che guarda fuori dal finestrino con sguardo languido e romantico.
aggiudicato.
entri.
ti siedi.
ti chiedi di che musica hai voglia, e non casualmente metti su the unforgettable fire (apro parentesi: l’ultimo disco degli U2 è un’esperienza dimenticabile, a meno di non essere cultori della comicità involontaria alla o.c.). ti ascolti in sequenza la selezione dei tuoi pezzi preferiti (1-2-4-7), e pian piano ti rendi conto di aver commesso un paio di errori di valutazione abbastanza clamorosi.
la signora con l’aria sognante ascolta le suonerie del suo cellulare, a volume molto basso e tenendolo appoggiato all’orecchio.
il tipo non legge un vero libro, ma una selezione di barzellette.
i due fidanzatini sono alternativi non solo nell’abbigliamento, ma anche nel concetto di igiene personale. non emanano odori particolarmente gradevoli, almeno finchè non decidono di togliersi le scarpe: perché a questo punto è ufficiale, emanano una puzza piuttosto acuta e inconfondibile.
non è così grave però. si può sopportare. c’è di peggio, dai.
pensi a questo, mentre il tipo finto-intellettuale seduto alla tua sinistra decide che i tempi sono maturi per voltarsi verso di te e farti un largo sorriso.
un sorriso che profuma di cipolla digerita male, per l’esattezza.
chi mi conosce sa che la mia espressione non mente. mai.
lo impara a sue spese anche il tipo che si nutre di cibi pesanti e poi mi rifiata addosso.
è una situazione difficile. da una parte piede, dall’altra cipolla. scrivo un sms ad un’amica, e mi accorgo che sia l’intellettuale alla cipolla, sia l’alternativo puzzolente (sì, ci sto seduta in mezzo) stralocchiano e cercano di leggere.
a un certo punto il cipolloso si alza ed esce dallo scompartimento.
rientra dopo qualche minuto. prende una penna e scrive qualcosa in fondo al barzellettiere.
sono un po’ sono stupita (ma anche no) quando me lo mette sotto gli occhi, e leggo una cosa come
a pranzo ho mangiato le olive marinate non la cipolla ma adesso ho comprato delle gomme alla menta quindi se vuoi possiamo parlare un po’ senza che ti venga da vomitare
superfluo aggiungere che a questo punto ho preso le mie cose e cambiato scompartimento.
eccheccaspita. c’è un limite a tutto, c’è.

sempre molto spoetizzante, ma di altro genere, comunicazione importante. avvistate molte ugly dolls in un negozio di bologna. ox mancava all’appello, purtroppo. ma ho preso in braccio uno dei suoi amichetti e scoperto due cose. primo, le ugly dolls sono morbidissime. secondo, non costano poi tantissimissimo. solo quarantotto virgola cinquanta euro l’una! dai, pensavo peggio. datevi una smossa, e cominciate a inviare il vostro contributo. siamo sotto natale, quindi non fate troppe storie eh.

.. ma anche sì, su!!

perché è dolce scendere dal treno e camminare verso casa sotto il cielo stellato mentre nel lettore cd gira at my most beautiful.
è dolce entrare in camera e trovare la tua gatta addormentata sul tuo cuscino, e vederla aprire gli occhi – pigri e gialli come foglie che danzano nel vento – e sentire che ti fa le fusa forte forte.
ed è dolce addormentarsi in un pigiama che profuma di un profumo non tuo, e finire a pensare che in fondo le distanze sono ben poca cosa; e anzi, forse non esistono affatto.
















un caso al giorno leva lo psichiatra di torno?

spesso le storie delle persone che si rivolgono ai servizi sociali hanno dei risvolti così grotteschi e surreali che è impossibile non riderne. perché non c’è solo il lato oscuro della forza; ce n’è sempre anche uno irresistibilmente comico.
stamani, secondo colloquio di verifica con armando e nìcola (yep, con l’accento sulla i; la signora è inglese). separati in attesa di divorzio, una bimba di sette anni. lui ex tossicodipendente, bello e affascinante, sguardo magnetico; attualmente antiquario. lei donna insicura e fragile, aggressiva e ferita; gestisce un villaggio (turistico). lui colleziona un’amante dopo l’altra; lei lo sa ma sopporta in silenzio. finchè lui non mette incinta una prostituta russa – la storia più importante tra le innumerevoli avute. e la moglie sclera. ma di brutto brutto brutto. umiliata e offesa, la donna giura vendetta. e decide di andarci giù pesante&definitiva, si potrebbe dire. ovvero, assolda un killer per far fuori marito e amante (e frutto del tradimento, non dimentichiamolo!). è a questo punto che la vicenda vira bruscamente verso il comico. perché la signora è sfigata; e tra tutti quelli sul mercato, assume un killer che si scoprirà essere amico del marito da eliminare – in quanto cliente del di lui negozio di antiquariato. così niente sangue e niente tragedia; e addio dignità, anche. quando armando viene a conoscenza della cosa, diciamo che non la prende bene. tornato a casa si incazza con la moglie, e finiscono per fare a botte. la rissa si allarga ben presto ai dipendenti del villaggio della signora, fino a quel momento residenza di tutta l’allegra famigliola. pare che ai combattimenti partecipi anche il cane, non è dato sapere prendendo le parti di chi. in netta minoranza numerica, il marito viene cacciato di casa. cioè, scappa, inseguito dai simpatici tipi sul libro paga della moglie. che nel frattempo ha svuotato qualche cassetto contenente le cose del marito, le ha buttate in uno scatolone, portate nel cortile centrale del villaggio, cosparse di alcool e bruciate. la leggenda vuole che moglie e dipendenti (forse anche il cane, ma anche no) si raccolgano attorno al falò festeggiando e bevendo birra; mentre il marito fuori dal cancello del villaggio grida minacce e promette vendetta, atroce vendetta. la vendetta, atroce vendetta si rivela ben poca cosa, alla prova dei fatti. il bell’uomo si presenta qualche giorno dopo al villaggio reclamando a gran voce gli effetti personali scampati al rogo. si è portato dietro qualche amico (chissà se c’è anche il killer); e una spranga di ferro. quando la moglie esce per affrontarlo, lui si toglie il maglione restando a torso nudo. dico, ma a che serviva questo gesto? forse per far precipitare ancora un po’ più nel ridicolo tutta la storia. comunque, a torso nudo e brandendo la spranga, l’uomo si scaglia verso la donna. ma ecco il colpo di scena: sulla porta compare la prostituta russa, lasciata tempo addietro per un’altra. adesso vive nel villaggio con nìcola. se vi ricordate, nìcola voleva far fuori pure lei; ma dopo che la povera russa è stata mollata, tra le due è subentrata la mitica solidarietà femminile. pietra sopra, insomma. lo shock di trovarsi di fronte moglie e amante (con tanto di pancione al seguito) è troppo forte, e l’uomo resta inebetito, comincia a chiedere spiegazioni; non ci sta ecco. la moglie ha il tempo di chiamare i carabinieri, che si presentano nel giro di un minuto e mezzo nella persona di tale rocco – carabiniere, appunto, che vive pure lui nel villaggio, insieme a una ballerina brasiliana che lavora lì. armando scappa, amici compresi, scordandosi pure il maglione, che non gli viene più restituito – come protesterà in seguito. episodi del genere si ripeteranno più volte; e l’alleanza delle ex di armando sembra sul punto di allargarsi a macchia d’olio. pare infatti che nel corso degli anni le mollate di turno abbiano contattato nìcola, confidandosi con lei e cercando il suo conforto – e venendo puntualmente mandate a quel paese. ma come dire, nel momento del bisogno ogni risorsa è preziosa. così la donna contatta alcune ex amanti, tra quelle che le stavano più simpatiche, si presume; e chiede loro di mandarle degli sms in cui le dicono che armando spaccia. l’idea sarebbe di denunciare il marito e usare gli sms come prova delle sue attività illecite. il problema è che le ex amanti che si prestano al gioco hanno in realtà delle mire sull’uomo; e gli spifferano tutto, nella speranza di riconquistarlo. non lo riconquistano, chiaramente. ma la cosa lo persuade della necessità di porre fine a questa situazione di completo assoluto infinito delirio. dopo una breve pausa, i due d’un tratto si ricordano di avere una figlia, e ricominciano a scannarsi. ognuno dei due vuol dimostrare come l’esistenza stessa dell’altro sia deleteria per la crescita serena della bambina; che diviene solo l’ennesimo pretesto per scaricarsi addosso i reciproci rancori. in tutto ciò, il nostro compito è tutelare la bimba, cercando di capire a fondo le dinamiche tra i genitori e tra genitori e figlia, e intervenendo su di esse prima che producano danni irreversibili (o quasi). sostegno educativo. tentativo (timido e discreto) di mediazione familiare. e qualche santo a cui votarsi, perché la situazione è veramente bruttina.
speriamo bene.

quando mi trovo di fronte a casi come questo, penso che in fondo, nonostante tutto, sono una persona normale. non solo normale, anzi: sono proprio una gran ganza. sono uno spettacolino vivente.
lavorare ai servizi sociali – nelle giuste dosi – alza il livello dell’umore.

anche l’arrivo del fine settimana però non è malaccio.
dopo la due giorni imolese, è la volta dell’emilia. bologna, decemberists più altre ed eventuali.
intanto domani finisco il backup del computer, che passerà pure lui il weekend fuori – per la precisione a casa di mio cugino – per un trattamento di bellezza. formattazione, atroce formattazione.
speriamo che sopravviva..
















in giro per visite domiciliari, io e sara parliamo d’amore paure sogni.
e finiamo inevitabilmente per ripercorrere gli anni brutti delle nostre vite – differenti e gemelle al tempo stesso.
ricostruire i ricordi con le parole non è facile. specialmente se la memoria ti restituisce solo fotogrammi sciupati dal tempo, immagini sbiadite; tanto lontane che potrebbero anche appartenere a qualcun altro e non a te.
in effetti a volte più che una vita unica mi pare di averne avute tante – tratti di vita così diversi l’uno dall’altro – bordi che non combaciano, tenuti insieme alla meglio con pezzi di scotch. ma questa è la mia strada, e forse non poteva essere altro che così; continuità frammentata, con una propria precisa armonia.
ci vengono fuori racconti vaghi e però incredibilmente nitidi. emozionalmente nitidi.
io so esattamente di cosa sta parlando; lei sa esattamente di cosa sto parlando io.
e so che ha ragione quando la ascolto dirmi che “solo chi ha vissuto quello che abbiamo vissuto noi è in grado di capirci davvero”. lo so che almeno in parte è così. lo so perché lo sento; lo so perché so quanto mi sento infinitamente diversa – quanto sono diversa. se ieri ne soffrivo, oggi vedo ogni cosa per quel che è. ed è ricchezza. un dono. anche se ogni tanto fa ancora male. anche se ogni tanto ancora mi confonde.
torno a casa stanca e siedo sul letto e ho l’intero universo che mi si muove dentro – e le parole non arrivano, no – e non posso fare altro che piangere. e quando vado in bagno per togliermi le lenti a contatto e mi guardo allo specchio vedo che mi sono trasformata in un panda dall’aria molto triste e molto stupida. evviva il mascara resistente all’acqua. così sorrido, e penso che la vita è molto più leggera di quanto mi ostini a credere.
ma è vero che spesso mi sento sola in un modo che è difficile spiegare – così intensamente – solitudine che mi entra nelle ossa, freddo che non so scaldare e che mi lascia in bocca un sapore amaro. e fa paura. almeno un po’.
















why can’t we overcome this wall?
maybe it’s just because i didn’t know you at all

ci sono dischi che ami intensamente, fin dalla prima volta che li metti su. prima li consumi. poi non li ascolti più per mesi; magari per anni. fino alla domenica di un pomeriggio d’autunno. li incroci per caso mentre cerchi qualcos’altro; e cavoli, è bello ritrovarsi dopo tanto tempo.

la musica non la perdi mai, in fondo.
e le persone nemmeno.

una decina di giorni fa ho visto eternal sunshine of the spotless mind (sito ufficiale). bel film. bel viaggio nelle dinamiche dell’amore, bella regia, bravi attori. c’è stata una cosa che però mi ha colpita più di tutto.
una frase.
che approssimativamente dice “che spreco passare tanto tempo con una persona per poi rendersi conto che alla fine non è altro che un’estranea”.

io penso che i muri non si costruiscano da soli; che allontanarsi tutto sommato sia una scelta – non qualcosa che ti capita. e non si resta e non si diventa e non si torna mai estranei. altrimenti che senso ha l’amore? mi sembra che sarebbe solo una grande, triste presa in giro. finto e vuoto.

venendo a cose più amene.
momento di decisioni epocali.
l’estate mi schiarisce parecchio i capelli. così in autunno mi ritrovo ciocche biondo chiaro e radici biondo scuro, della serie “questo mese non avevo i soldi per farmi la tinta”. intollerabile, periodica schifezza. che faccio? meches chiare o meches scure? ogni consiglio sarà ben accetto

[ho in mente quale soluzione scegliere ma vorrei tastare l’opinione popolare]
















she’s been going down a road so long
and he’s been thinking no i’m not that strong
so now there’s trouble up ahead
and it brings them down

socchiudo occhi densi di sonno su una stanza immersa nel buio – persiane accostate, tende strette. neanche il tempo di svegliarmi davvero, e mi accorgo che ci stiamo tenendo per mano.
è successo altre volte; ma stanotte ha un sapore speciale, e mi rende felice.
niente è mai veramente perduto, né può essere perduto.
così sorrido – ed è un sorriso che finisce per espandersi e avvolgermi morbido e scorrermi nel sangue. i miei pensieri esausti trovano finalmente riposo; e la tensione che mi indurisce corpo e sguardo scivola via, come neve che si scioglie.
è un momento così intensamente bello per me che vorrei poterlo dilatare nel tempo, allungarlo all’infinito come un elastico che non si spezza; e spalmarmelo addosso – seconda pelle che nutre e protegge, e mi fa sentire ogni cosa nel modo giusto.
ogni distanza annullata, resta tutta la dolcezza del sentirsi davvero vicini a qualcuno – così tanto da sfumare l’uno nell’altra. il suo profumo, le sue labbra che guarderei per ore, il suo respiro, il tepore della sua pelle.
mi addormento di nuovo con la mia mano nella sua, felice anche solo di sapere che lui c’è.

sembra tutto così semplice.
e lo è; lo è davvero.
finchè non arriva il giorno a rompere l’incanto; e le ossessioni, le ossessioni che non lasciano tregua.
eccomi lì, tanto presente a me stessa da desiderare di scomparire. io e i miei steccati interiori, io e le mie fobie insensate, io fredda e rigida come sotto una coltre di neve.
oggi lo so; perché oggi sono io.
ma allora mi ero persa in me stessa, come dentro un labirinto di specchi – specchi di quelli che distorcono le immagini. avrei voluto dire un sì, quella mattina; un sì profondo e vero, di quelli che ti fanno sorridere gli occhi e ti illuminano da dentro. avrei voluto lasciarmi andare. avere fiducia. per davvero, e con tutto il cuore. la nostra magia..
invece.
lui che si sveglia e mi sorride e cerca le mie labbra e la mia pelle, e il mio abbraccio e il mio sorriso – e io ridotta a mero involucro di me stessa, che urlo no senza neanche emettere un suono, inerte e spenta. indifferenza rifiuto rabbia silenzio, e distanze lunghe, e nessuna via d’uscita – almeno in quel momento.

forse non esistono istanti che ti cambiano la vita; e le trasformazioni sono un susseguirsi di movimenti così lenti e impercettibili che si fa fatica a capire quale sia il punto di flesso di un percorso.
ma se esiste, questo istante, per me è quella mattina.
lo odio, quel no.
ma ha significato molto per me.
sono qui; e sono felice.
e non voglio mai più neve sulla mia pelle..

[visto che qualcuno me l'ha fatto notare. questo non è e non vuole essere un mea culpa. e non è la verità - perchè è solo un pezzetto, un pezzetto della mia verità. che però mi dice qualcosa di me. di com'ero, di come sono, di come voglio essere. per questo è qui. perchè ha a che fare con me - prima che con qualsiasi cosa sia successa nei mesi passati]