#1

ho un oceano di parole dentro me – mi sembra quasi di vederle scivolare giù dalla punta delle dita come petali delusi, stanche di aspettare che mi decida a farle fiorire. storie da raccontare, emozioni da fissare. per guardarle e capirle e semplicemente non lasciarle sfumare via. e invece corro, corro sempre e corro troppo, e raccolgo altre emozioni ed altre storie e le assorbo e le lascio crescere in me.
intanto però qualcosa me lo appunto.

#2

musica e musicanti, ma soprattutto molte, molte stupidaggini
(perché no, non scrivo di musica io, ed è meglio per tutti)

al covo per i delgados e per baccagliare giorgiobì per conto terzi. altissima concentrazione di bloggers famosi. ci sono lui, lui, lui, lui, lui e lui – oltre al compare di concerto, per motivi suoi in incognita su queste pagine. poi ci sono lei e lei, e anche lei; e ci sono loro. forse c’è anche qualcun altro ma al momento mi sfugge, ecco.
il concerto è molto bello e mi mette addosso un sacco di energia positiva; per fortuna, perché ne avevo bisogno. ma non è solo la musica. qualche fila più avanti a noi c’è un ragazzo assolutamente *entusiasta*, che in pratica salta dalla prima all’ultima nota. più tardi scopriremo che è proprio lui la persona che stiamo cercando, e gli chiederemo un autografo per la fan baccagliatrice a distanza, e lui lo firmerà molto gentile, ringraziandoci invece di pensare che siamo due squilibrati (anzi tre, considerando anche la mandante). un solo rimpianto: non aver comprato la maglietta (quella *rossa*) dei delgados. oltre che spillettara da strapazzo, sto diventando anche *magliettadeigruppichevadoasentire-maniaca*.
velvet di rimini, concerto dei twilight singers, sul palco personaggi molto pittoreschi – perlomeno alcuni. in seconda fila, siamo ben piazzati davanti a greg dulli e a manuel agnelli (entrambi con fan adoranti e fotografantissime al seguito).
che dire? che il chitarrista suona molto bene e secondo me ha il naso rifatto, troppo a punta ecco; bel sorriso però. che il bassista mi ricorda un sacco steve buscemi – ma il mio compare di concerto dice che in realtà è una via di mezzo tra lui e dado minervini. io dado minervini non l’ho mai visto, quindi non so proprio che dire. ma gli occhi sono tutti steve buscemi, dai. il batterista non lo sopporto, si può dire? un po’ che sembra robert plant, coi capelli ossigenati e permanentati a caschetto, e un foularino annodato al collo; un po’ che il paragone col batterista dei lombroso è inevitabilmente schiacciante. come si fa a competere con uno che suona a torso nudo per mostrare la faccia di elvis tatuata all’altezza del cuore, e ha baffi e basette tali che sembra piovuto qui direttamente dal 1977?
poi ci sono loro due, le star. manuel agnelli sfoggia dei baffetti che fanno molto molto molto camorrista, ma anche un po’ village people. riesco a sentirlo suonare solo negli intro; quando si scatenano le chitarre non c’è storia, addio tastiere. peccato. in compenso lo incrociamo mentre camminiamo verso la macchina, appena fuori del locale, e lui saluta il compare di concerto con un “ciao, cavo” che ormai, per quanto mi riguarda, gli è rimasto cucito addosso. una specie di aura in versione demenziale – e addio *carisma*. greg dulli, sigaretta in bocca e sguardo un po’ capocosca un po’ marpione, dice le solite tre parolacce in italiano che quasi sempre mandano in visibilio il pubblico (ma perché, poi?). il compare di concerto insiste a informarmi che è un figo della madonna; ma mentre lo guardo mi riecheggia in testa il lapidario giudizio di giorgiobì: greg dulli, quel grasso panzone inutile. fantastico. secondo me alla fine non è affatto un grasso panzone, né tantomeno inutile. ma che caspita, non è neanche un figo della madonna. facciamo una sana via di mezzo, ecco. magari una volta ecco insomma forse chissà. ma oggi.. e poi dico. ma come si fa a prendere sul serio uno che chiude un concerto pronunciando una frase come vòlio ‘ccomprare l’atttùa hanimma. cuantto ccosta? ok che è veramente un grande, e ha una voce *spettacolo*, e sul palco si muove benissimo e sì, ha un po’ questo carisma magnetico, nonché qualche fan esageratamente scollacciata – pure la pelle accapponata hanno ste qua, pure – che lo sluma avida dalla prima fila. ok. però dai. un po’ di ritegno.
cesso definitivamente di prendere sul serio dulli e agnelli dopo che il compare di concerto mi mostra le foto dei nostri immortalati a las vegas al matrimonio di tale cesare zappalà, del quale entrambi erano testimoni di nozze. ecco, se avete il numero di rumore del gennaio scorso date un’occhiata. e poi ditemi se non sembrano i due sfigati più sfigati del mondo. davvero una foto di gruppo *allucinante* (perché anche gli altri non scherzano mica).
alla casa 139 concerto di ken stringfellow con cristina donà. bella serata, nonostante defezioni importanti. e bel concerto, molto lungo e davvero molto parlato. un concerto-cabaret, si potrebbe anche dire. il simpatico ken beve, straparla, suona e canta senza microfono e amplificazione e si spinge in mezzo alle persone, o sale sulle casse, e quando si siede al piano si sente troppo solo sul palco così chiede a quelli della prima fila di andare a sedersi su con lui per fargli compagnia – perchè cavoli, se fosse andato in palestra ci portava pure il pianoforte in giro, invece di restarsene lì, seduto sul panchet
to. ma non frequenta palestre e proprio non ce la fa. e ancora beve, e ancora parla, e intervista il pubblico (meet the audience, siparietto comico che rivela come l’inglese, per il popolo italiano, sia una lingua sconosciuta al pari del sanscrito). però è proprio bravo. ed è troppo bello sentire dopo tanto la voce della donà dal vivo – buffo sentire stringfellow che la accusa di essere un’asociale e vederli costruirci una canzoncina sopra (una roba del tipo “hai fatto concerti in germania, hai fatto concerti in belgio, e ancora non riesci a essere socievole”). ed è bello anche che chiudano con moon river, che io – che ci posso fare? – adoro, e ogni volta che la sento è come se mi si schiudesse un sorriso immenso dentro.
il dopo concerto ci regala la visione di un ridicolo oggetto luminoso comprato da qualche venditore ambulante da un certo uomo delle ciliegie, che sostiene diverrà l’oggetto-must della prossima estate. vorrei averne fatto una foto perché non sono in grado di descriverlo. una cosa talmente pacchiana e assurda che travalica la canonica classificazione in bello e brutto, se ne pone al di sopra, come un oggetto che è impossibile.. non amare. ok, scherzavo.
alla casa c’è anche manuel agnelli, stavolta senza baffi, e che dire.. mi manca la sua versione camorrista. però ha una cravatta talmente brutta che posso ugualmente ritenermi soddisfatta, nemmeno stasera manca l’elemento kitsch.
e per chiudere il cerchio (nonché l’anno) venerdì di nuovo al covo per gli one dimensional man. e altro, ovviamente.
sono indecisa se cercare l’oggetto luminoso dell’uomo delle ciliegie e comprarlo anch’io. come posso pensare di iniziare bene l’anno, senza?

#3

i don’t know why and i don’t know how but she’s nobody’s baby now

e come faccio a scrivere un post in cui non compaia la canzone-mood del periodo? non era mica possibile.
infatti eccola qua sopra.
in verità ho un sacco di ricordi legati a let love in. intere pagine di diario scritte ascoltandolo; intere, lunghe notti insonni chiusa a chiave in camera, solo la luce di qualche candela a farmi compagnia mentre aspetto l’alba. tra pensieri cupi, tristezze insanabili, la frustrazione di non riuscire ad aprirmi al mondo nel modo in cui avrei voluto.
ero nel pieno del mio decadentismo adolescenziale, ecco.
però facevo anche simpatiche fesserie, con nick cave in cuffia.
come mettere in atto un ridicolo rituale per far innamorare di me uno che tra parentesi era già innamorato di me ma io non ci volevo credere perché pensavo mi prendesse in giro. rituale trovato su un numero del venerdì di repubblica; se qualcuno volesse provarlo eccolo qua:

volete acciuffare un amore impossibile? la patata vi aiuterà. occorrente: nastro rosso, due patate e un chiodo nuovo. tagliate a metà le patate e formate una nuova patata con le due parti, incidete sopra il vostro nome e quello della vostra “vittima”, trafiggetela con il chiodo e interratela con luna crescente. se la patata germoglierà sarete esauditi.

non mi ricordo cosa successe, se la patata germogliò o meno. ma ho in mente l’immagine di me che getto una patata ammuffita in un cassonetto dell’immondizia. intuitivamente direi che non funzionò.
ad ogni modo. ascoltando questa canzone mi sono sempre identificata nella voce di chi canta; la novità di questi ultimi giorni è che mi sono resa conto di sentirmi decisamente la nobody’s baby del titolo. mi sento preziosa; ancora di più, so di esserlo. e a tratti penso di non avere nemmeno bisogno di riti con patate e chiodi, insomma. non è mica male, no?

#4

ovvero, l’unica cosa veramente interessante di tutto questo lungo post: aprite questo link. e ditemi se quest’uomo non è semplicemente fantastico. e mandate la foto del vostro felino! è una cosa troppo carina, secondo me.

#5

.. e tantissimi auguri di buon anno nuovo a tutti!
















now there ain’t nobody nowhere nohow
gonna ever understand me the way you did

questa canzone – queste precise parole in verità; a volte mi sembra di adorare pezzetti di canzone più che canzoni intere, dall’inizio alla fine – questa canzone, dicevo, mi è risuonata in testa più volte negli ultimi dieci giorni. nel cielo sfumato di una bologna che scivola nel crepuscolo; nel vento freddo di milano, nella sua notte di stelle limpide.
e io ho lasciato che mi entrasse dentro, tirandosi dietro scie di pensieri pesanti, e insicurezza, e nostalgia. senso di perdita così forte e incolmabile da farti sentire smarrita, e malinconia che ti prende alle ossa.
una specie di canto delle sirene – che in questo caso fa male, e lo sai, anche se non riesci a farci molto da sola; puoi solo aspettare che passi.
per fortuna c’è chi mi ha svegliata, nell’arco di questi dieci giorni.
così questo post è una specie di ringraziamento pubblico ai delgados, a giorgiobì, a un vodka lemon, a greg dulli/figodellamadonnaogranpanzonechesia, a luna, a sara, ad *andreal’obiettore*, a giabi, e soprattutto a te e a te.

[ci starebbe bene una *sigla* qui. tipo titoli di coda. non risponderà nessuno, lo so. ma se qualcuno rispondesse, e la risposta fosse anche particolarmente idiota/demenziale, ne sarei davvero davvero davvero felice]
















negli ultimi tempi mi capita sempre più spesso di sentirmi una canzone. una linea di basso, un riff, un testo o anche solo un verso, qualche battuta rubata all’inizio e a metà dello spartito. mi sembra un modo molto più immediato delle parole per parlare di sé e delle proprie emozioni. è un po’ come lasciarsi guardare dentro. magari non funziona, o funziona solo con chi ha una sensibilità – musicale e non – simile alla propria. chissà.
come stai oggi?
uhm, bene direi.. un po’ come l’intreccio voce – chitarra in deep inside of you, hai presente?, non il testo eh, il testo non c’entra nulla. proprio la musica. in sostanza mi sento esattamente come il secondo chorus, preciso

sempre parlando di musica. venerdì polly paulusma per la mia seconda volta al covo – e son cose (la seconda volta al covo, dico). questo fine settimana pare che sarà la volta dei delgados e dei twilight singers. e ci sarebbero anche gli hogwash, non solo ma decisamente molto per comprarmi la stessa maglietta vista a lui un paio di settimane fa al concerto dei decemberists. e raccattare altre spillette, ovviamente. ebbene sì: piccole spillettare crescono. (perché su, dai, io non raggiungerò mai il rango di *vera indiekid*. al massimo posso sperare di arrivare al livello di *rispettabile spillettara*, ecco). comunque. tornando ai concerti. un pelo più avanti (ventitré dicembre) ci sono cristina donà e ken stringfellow a milano. e ancora un altro po’ di gente a gennaio – ma è prematuro pensarci adesso. almeno credo.

aggiungo infine un nuovo capitolo al vero tormentone di questo blog: il mio asintoto, il mio santo graal, l’essenza stessa del desiderio. sì, avete capito bene; sto parlando di lui. ox. qualche sera fa, in un negozio di via fratti, ho avvistato la versione ridotta e borsagganciabile del mio eroe. sparita nel giro di due giorni. anche a bologna non c’è più traccia del meraviglioso pupazzo verde, e la cosa sinceramente mi preoccupa. al punto che a breve potrei decidermi a lanciare una campagna di sensibilizzazione. ox si sta estinguendo? ox è vittima di speculatori senza cuore che lo stanno bagarinando? ox è ormai reperibile solo sul mercato nero? chiunque avesse sue notizie mi contatti.

[per l’ennesima volta annuncio la formattazione imminentissima del mio pc. dovremmo esserci, finalmente. incrociate le dita, per favore, che io di sta storia non ne posso più]