entropia
ci sono notti così limpide che mentre sali le scale per rientrare in casa ti accorgi di non averne per nulla voglia, di andare a dormire. anche se è davvero tardi; anche se è davvero freddo. eccoti lì, che poggi il piede sul primo gradino – la testa leggera e le gambe molli per una birra di troppo. ti guardi intorno per un attimo, e cavoli, tutto è così dannatamente perfetto che come si fa a far finta di niente.
il buio. il silenzio. la brina sull’erba, che luccica nella luce della luna.
è talmente bello. e la bellezza ti mette voglia di pensare, purtroppo.
così ti fermi. ti siedi. ti rannicchi nella giacca. e aspetti. cioè, in effetti non stai aspettando un bel niente. ma probabilmente se qualcuno ti vedesse è questo quel che vedrebbe – una ragazza dall’aria intirizzita e le guance arrossate che si mordicchia le labbra mentre aspetta.
in realtà stai solo cercando di venire a patti col disordine crescente che hai in testa. schegge di pensieri che si spostano senza senso né coerenza – e tu non puoi fare molto, ecco, solo metterti da una parte e startene buona buona a guardare cosa succede.
dici di non voler perdere le persone che ami, mai; e continui a mettere il tuo orgoglio e le tue insicurezze tra te e gli altri, e non sai maneggiare le distanze, e un momento sei troppo pancia – emotività passione istinto – e l’istante dopo sei troppo testa – mai abbassare la guardia.
certi aspetti del tuo futuro ti sembrano così lontani adesso; e no, non ti senti pronta – non sei pronta. e poi ti dici che mentre aspetti di essere pronta il tempo passa, e allora forse il punto non è sentirsi pronti, ma semplicemente vivere – l’incoscienza come sublime forma di saggezza.
pensi a venus drive di sam lipsyte e ti chiedi a cosa serva la poesia, in fondo, che razza di stupida invenzione sia – perchè ecco, cosa c’è di concretamente poetico nella vita?
alla fine la poesia non è altro che finzione.
non esiste. nessuna. magia.
già.
ma allora. che accidenti ci fai seduta per terra col culo congelato – occhi pieni di meraviglia e sorriso sereno – a guardare le stelle e la neve sui monti e l’ombra degli alberi nel chiaro di luna, nel cazzuto freddo sottozero delle due del mattino?
decidi che forse è meglio alzarsi. salire le scale. infilarsi nel letto. e dormire.
insomma ecco. in definitiva. negli ultimi tempi si potrebbe applicare il secondo principio della termodinamica anche alla tua testa. per dirla in maniera molto spiccia, all’interno della tua testa il disordine tende costantemente ad aumentare
blue like the winter snow in this full moon
dico. quante cose al mondo sono belle quanto la neve in riva al mare?
la spiaggia coperta di bianco sotto il grigio compatto del cielo; qualche gabbiano perplesso, e solo il mormorio delle onde a sussurrare nel silenzio. ed è freddo – un freddo tagliente e cattivo – ma è così dolce riempirsi gli occhi di questo paesaggio irreale che chi se ne frega della pelle arrossata, delle labbra screpolate – perché io dimentico sempre di mettere la crema idratante al mattino, perché il burro di cacao resta sempre in qualche tasca della giacca che non metto, della borsa che non porto – e me ne sto lì, sola soletta e impalata come una scema, a guardare la neve che scende e si posa – bianco su bianco – e mi sembra sia uno di quei giorni in cui senti le tue emozioni in modo così fisico e concreto – come un animale inquieto che ti si muove dentro – in ogni respiro e nel sangue che pulsa
l’incanto della neve in riva al mare.
e gli stati di grazia. che ti fanno. sorridere. dentro.
a lungo.
cloudless climes and starry skies
circa un mese fa. io, addormentata su un treno per milano. stretta nel mio cappotto, la testa appoggiata al finestrino – capelli sul viso, labbra socchiuse – e il lettore cd che suona lesser matters, mentre il vetro si appanna appena al mio respiro regolare e lento. d’un tratto apro gli occhi – mi sembra di aver dormito ore e non minuti – e il mio sguardo incontra nient’altro che nebbia, nebbia che copre e nasconde ogni cosa. sensazione strana e bella – come essere sospesa in una dimensione altra, fatta di spazi morbidi e aria rarefatta e tempo che si dilata e mi avvolge, tiepido e soffuso. e mi accorgo che quello che provo è esattamente identico a quello che ascolto; e che i radio dept hanno il suono della nebbia per me. il suono della nebbia; e il potere di portarmi altrove.
viaggiare. sulle ali. dei miei. pensieri.
mi succede la stessa cosa ascoltando i july skies nelle giornate di pioggia mista a neve – asfalto che luccica umido, paesaggi liquidi e indefiniti, sfumati come acquerelli.
questo pomeriggio metto su the english cold, e ciò che vedo sono spazi senza fine e cieli limpidi e colori intensi; niente a che vedere con le nuvole scure e la foschia densa fuori dalla finestra.
è il suono delle notti stellate.
e oggi.
per me.
è respirare a fondo.
è sentirmi viva.
è la voglia di vederli brillare, i miei sogni.
è il desiderio di non perdere le persone che amo.
è la gioia che mi splende negli occhi.
my light eclipsed the moon tonight..
c’è qualcosa in te che mi riempie il cuore
prima di addormentarmi sbircio la mia gatta infreddolita che si è infilata sotto il piumone. annusa il mio pigiama, annusa le lenzuola, si guarda intorno. inizia a fare le fusa, mi si avvicina e mi dà una zuccatina; poi si sdraia, sistema la testa sulla mia spalla, chiude gli occhi. chi non ama i gatti forse lo troverà sciocco e poco igienico, ma è davvero una cosa molto dolce.
d’un tratto, mentre ascolto serena la mia micia che fa le fusa, mi torna in mente questa frase. c’è qualcosa in te che mi riempie il cuore.
non so perché, ma me la sento addosso come una carezza lunga e lieve; ed è bello. mi parla di sensazioni e sentimenti ed emozioni che conosco bene – sguardi e sorrisi luminosi, occhi pieni di meraviglia su un il mondo che si colora di nuova luce, abbracci grazie a cui ogni cosa trova senso, ogni nodo si scioglie, ogni angolo si smussa.
l’amore come poesia – ecco di cosa parlo.
ed è bello.. così bello che mi prende un’ansia sottile ogni volta che ci penso; perché so bene che non voglio amare né essere amata se non in questo modo, nella mia vita. non li voglio sentimenti di ripiego, o mezze felicità. così mi chiedo se saprò provare di nuovo qualcosa di tanto grande per qualcuno; se saprò averne cura, e farlo crescere, e impedirgli di morire. tendo a credere alle anime gemelle, io, e all’amore che dura tutta una vita; ma mica lo so se sia un bene o un male, in fondo.
così, mi giro e mi rigiro nel letto finchè la mia gatta si sveglia, e ricomincia paziente a fare le fusa; e basta una cosa così piccola a ricordarmi che il futuro si srotola davanti a noi come un tappeto d’acqua illuminato dal sole.. e le cose belle non possono far male.. no?
[e rispetto alla frase del titolo. è stato bello svegliarsi la mattina di natale e leggerla in una mail. quindi grazie. a te. che l'hai scritta]

una settimana fa mi accorgo che l’hard disk del mio computer è letteralmente assediato da mp3. quarantotto giga, in totale. mi metto a fare pulizia archiviando (quasi) tutto su cd-rom; e a un certo punto mi imbatto nel video in versione animata di good song dei blur. non ho la più pallida idea di come sia arrivato nel mio computer; però è davvero molto bello. tenerotristebuffo. intenso. per chi non l’avesse visto, o comunque volesse scaricarlo, lo metto qui. e segnalo anche il sito dell’autore, david shrigley, pieno di cose piuttosto strane&particolari.
fatemi sapere cosa ne pensate poi, eh.
update: metto anche il link al sito di adam shecter, autore dei video animati di the lake e di mysteries of love di antony and the johnsons. giusto per chi non li avesse ancora visti. nel sito poi ci sono molte altre cose carine.