this past week
[giusto_per_ricapitolare]
musica! »» in cinque giorni, le esibizioni live di.
blonde redhead [con una delle gridadalpubblico più comiche che abbia mai sentito, ovvero un *you are a beautiful japanese!* all'indirizzo di kazu. uau].
kid dakota [ooooohhh, il batterista. ooooohhh].
doves [foto molto strana di jez williams. venuta così per puro caso].
low [concerto fantastico. e fantastici loro. come trovarsi in una dimensione altra, fatta solo di emozioni].
madcaps [niente live qui, in effetti. ho assistito alle prove. e: sono bravi! e: che bella la canzone col testo della fio!].
entrance [la versione jazz blues di devendra banhart? uhm. ad ogni modo, devendra è molto, moooolto più carino. ecco].
micah p. hinson [è buffo, saltella, si muove in modo strano. non ho capito se il concerto mi è piaciuto o meno - forse devo perdere l'abitudine di farmi un vodka lemon appena metto piede in un locale].
bob corn [ecco, in questa occasione il pubblico del covo ha dato il suo peggio. chiacchiericcio pesante&fastidioso, e anche un bel po' di maleducazione - gente che esclama a voce parecchio alta "oooohh, finalmente!" quando lui lascia il palco ai perturbazione. bah].
perturbazione [in circolo mi piaceva di più, sì. esseemmeesse come se piovesse mi rimane sullo stomaco, ok. ma li adoro, c'è poco da fare].
jenny wilson [non mi piace la sua voce. non mi piace quel che canta. non mi piace l'espressione sfavata che ha sul palco. non mi piacciono gli zoccoletti rossi che indossa. non mi piace com'è vestita. ok. allora, di grazia, perchè ho comprato la sua spilletta?].
e infine, l’amatissimo jens lekman [vedi post precedente]
cupa angoscia »» ovvero, l’università cattolica del sacro cuore.
nemmeno troppo tempo fa mi dicevo certa della strada che avrei percorso – ricordate? trasferimento a milano, specializzazione in interventi sociali sui minori. un dettaglio che avevo trascurato di precisare – perchè me ne vergognavo un po’, ecco, lo ammetto – è che sta cacchio di specializzazione avrei dovuto prenderla in cattolica. unica università italiana ad averla istituita. non è che facessi salti di gioia. specie per la storia dei due corsi di teologia da seguire. io, a dei corsi di teologia. ehm. oltre che per l’ambiente. io, in un’università cattolica. argh. però ero fortemente motivata. pensavo che niente avrebbe potuto fermarmi. così mercoledì scorso. a milano per sentire i low. decido di andare a darle un’occhiata, all’università cattolica.
è stata un’esperienza che ha frantumato tutte le mie certezze.
due grossi, entusiastici cartelloni all’ingresso – habemus papam! – già mi fanno storcere il naso. cazzo ci fa una come te in un posto del genere? ma è all’interno il vero choc. è tutto perfetto. dai prati verdissimi agli schermi al plasma per gli annunci agli studenti, mi chiedo se non sono finita per sbaglio nella megavilla dei forrester. questa non sembra un’università. cioè, io sono abituata alle strutture vecchiotte approssimative e semicadenti dell’università pubblica. qui mi fa tutto paura. sembra finto. di plastica. è inquietante. come se non bastasse, pare sia il periodo delle elezioni studentesche. ci sono enormi cartelloni che inneggiano all’università padana per i padani nella padania. c’è una lista di destra, bbbrrrrrrrividi. c’è una lista di nè di destra nè di sinistra – evviva il qualunquismo. mi sento profondamente smarrita. non esistono studenti di sinistra, in questa università? mi sto giusto chiedendo come sia possibile, e che razza di gente si iscriva qui. quando finalmente vedo la loro postazione. dove c’è qualcosa che mi dà il colpo di grazia. non si tratta tanto dello striscione che se la prende coi ciellini – nelle università normali i ciellini non costituiscono mica un problema; il fatto che qui lo siano mi fa provare una sottile ansia – ma ok. non è nemmeno per la sigla assurda che si sono scelti, l’incredibile nonmiricordocosa – non capisco bene se il riferimento sia hulk, o mr incredibile o entrambi o nessuno dei due; in ogni caso: argh – ma anche su questo sorvoliamo. ciò che veramente mi sconvolge è la mascotte degli studenti di sinistra della cattolica: uno dei sette nani (sicuramente non si tratta di dotto, nè di cucciolo nè di brontolo, forse nemmeno di mammolo. ma non so dire chi potrebbe essere) – uno dei sette nani, dicevo, con indosso la kefiah. ed è un nano vero. un nano da giardino. esposto in bella vista a una finestra. questo è troppo. io, qui, non ce la posso fare. non ce la farò mai. la cattolica è troppo, per me. ecco
stu-stu-stu-stupidera! »» quale può essere la cosa peggiore? rovesciare le ultime gocce della tua birra sulla testa di uno che ti si è piazzato davanti al concerto dei blonde redhead? trasformare in aereoplanino qualsiasi cosa di carta ti capiti sottomano, in qualsiasi locale ti trovi? iniziare a parlare con uno stranissimo accento similpiemontese alla feltrinelli di piazza duomo, senza curarsi minimamente della gente che ti guarda un po’ perplessa? l’accento, per la cronaca, si manifesta spesso, anche contro la volontà della sottoscritta. ancora: che dire della mia nuovissima tendenza a giudicare i cantanti per il loro aspetto fisico? mai fatte cose del genere in vita mia, e adesso mi riduco a riflettere su robe tipo quanto uno possa essere manzo, sui diversi gradi di manzitudine e così via. in più, lascio commenti completamente deficienti in giro. quel che mi dà più da pensare, però, è il fatto che mi sto abituando a usare l’aggettivo sciabolaaaaato, con tanto di gesto corrispondente (colpo di karate tra nuca e collo).
non so se tutto ciò sia un bene. o se devo iniziare a preoccuparmi
per gli amanti del giallo »» qualche tempo fa avevo parlato di una maglietta che mi è arrivata per posta. e che non ricordavo di aver ordinato. ora. dall’estratto conto della mia carta di credito risulta che effettivamente non l’ho ordinata io. come non ho ordinato io il set di spillette dei grandaddy giunto pure quello per posta. i pacchetti arrivano direttamente dagli stati uniti, e non c’è nessun biglietto d’accompagnamento. il mio indirizzo, in compenso, è assolutamente esatto. quindi io mi chiedo, chi caspita è la persona che mi manda questi regali? sei tu, tu che mi stai leggendo in questo istante? come hai avuto il mio indirizzo? come accidenti ti è venuto in mente di mandarmi quelle cose lì, come facevi a sapere che mi piacevano? boh.
ad ogni modo. se, o
ltre a te, anche altre persone volessero iniziare a farmi regali anonimi. annuncio pubblicamente che ho bisogno di un lettore mp3 (defunto) e delle casse per il pc (defunte anch’esse). fate una colletta, e spedite. io attendo fiduciosa. anche se – devo dire – trovo questa storia vagamente inquietante
infine, due domande o tre.
1. ma muttley è indie?
2. chi caspita sono questi tre? cioè, quello al centro lo conosciamo. ma gli altri due? e comunque: potrà mai una foto essere più ridicola di questa?
3. che ve ne pare del nuovo template di questo blog? mi ero stufata delle stelline.
[.. ma quanto accidenti ho scritto?]
