[senza_parole]



ferrara, 22. 6. 2005 – beck (*) + raveonettes (*)

[sul concerto, il bel post di inkiostro]

[update. un altro bel post qui]
















slow down and don’t say nothing
’cause the best things in love are still waiting to come
hold on, the best things happen
when you don’t know what’s going on
slow down and quit your yappin’
just remember that we’re still young
and kinda dumb
young and dumb

the lucksmiths, young and dumb

è che ogni tanto saltano fuori questi giorni liquidi, in cui ti sembra quasi di nuotare il tempo, più che viverlo
lo sguardo distratto – il cuore e la testa altrove – ogni emozione attutita da una specie di nebbia amniotica fatta di ricordi e timori e pudori

così
giusto per cercare di ristabilire un qualche tipo di sistema gravitazionale
si parte di nuovo
bologna – ferrara – bologna
e poi di nuovo a casa, in attesa di nuove partenze

ed è curioso che basti salire su quel treno e partire per quella città e ritrovare quei volti perchè ogni nodo ogni tensione ogni dubbio riguardo al domani si sciolgano in musica

è curioso
ma anche no.
















look for the girl with the sun in her eyes..



si muove il tempo ma le risposte dentro rimangono parole, solo parole
puoi pensare di avere la ragione, ma per scaldare un cuore non basterà
resta un sorriso che mi aspetta, la veste mia perfetta per stare qui
resta un sorriso da indossare, la veste mia speciale per avermi

(un sorriso da indossaremarcilo agro e il duo maravilha)
una droga, più che una canzone

[e di questi tempi
da queste parti
si corre in spiaggia appena si può
si dorme poco e si parla un sacco
si ascoltano parecchio midwest - okkervil river - isolation years - bikini the cat - northpole - the boy least likely to - maximo park - morose - without gravity
e si ricomincia a pensare a concerti viaggi progetti e futuro futuro futuro]

[avrei anche potuto accennare alla tristezza infinita per gli esiti del referendum. o all'inquietudine profonda che mi prende quando penso a cosa sta diventando l'italia. o a quanto emigrare in una socialdemocrazia scandinava inizi ad apparirmi sempre meno una sciocca fantasia e sempre più una possibilità concreta, anche.
ma per adesso concentriamoci sui sorrisi. che è meglio]
















no, niente.
solo che è davvero un periodo del cavolo.
ecco.
















ok don’t worry we’ll all float on_ even if things get heavy we’ll all float on
[immagini_random_tra_il_diciannove_e_il_ventinove_maggio_duemilaecinque]

all’inizio,

c’è questa scena con te in treno – la faccia appiccicata al finestrino, impotente – ricordi di dettagli / gesti / frasi scritte ascoltate pronunciate lette che ti si affastellano in testa, uno dopo l’altro e uno addosso all’altro. qualsiasi cosa tocchi ha contorni liquidi e incerti, difficili da maneggiare – trame che si ricompongono in forme inaspettate, situazioni che reclamano un senso nuovo, adesso. senso di smarrimento; fiducia che scolora, anche. e tristezza e rabbia e lacrime trattenute a stento – finchè finalmente ti addormenti, e nel sonno ogni inquietudine sfuma, e quando ti svegli sembra tutto così lontano, così lontano da te

più o meno in mezzo, parecchio alla rinfusa:

* molto caldo * molta birra, e molto alcool in genere * molti amici * molte risate * molta musica * gli i am kloot in un concerto bellissimo * un venerdì sera al covo con te veramente ubriaca – parole e sguardi taglienti come lame – e gli oneida che suonano mentre qualcuno ti fa notare quanto sia assolutamente manzo fat bobby, il tastierista * adam green che gigioneggia sul palco e si muove di continuo e non c’è verso di fargli una foto decente * luisa michela e francesca, che sei davvero contenta di averle conosciute * il cantante degli indigo jones che ti fa lo sguardo marpione (o almeno così ti segnalano) * anakin skywalker che ti offre una heineken * svegliarsi al suono delle campane bolognesi in una camera piena di immagini musica colori e cose belle * e i begli occhi e il bel sorriso della proprietaria della camera – la prima trilogia di star wars in dvd, grease e gelato a limone mela fragola e lampone * le due e mezza antimeridiane, una serratura rotta e un portone che non si apre, e l’idea di passare la notte dormendo su un gradino in via zamboni * e poi, casa rumori, e “kyle statham santo subito!”, e il divano letto più bello del mondo * e ancora gelati frappè e cubetti di ghiaccio a parte * la maglietta dei venticinque anni del covo + una maglietta bellissima regalata da un amico adorabile * e le bolle di sapone nel cielo di bologna *

e alla fine,

alla fine ci sei ancora tu. domenica scorsa. ai giardini del baraccano. la voglia di salire sul palco e abbracciare forte daniel johnston – inseguirlo mentre si allontana a capo chino dopo otto canzoni belle e sofferte da ferirti il cuore – tenerezza, per lui ma anche per te stessaquella te stessa che a volte di vergogni di esser stata, e che però oggi ti rende la persona speciale che sei.
e poi, la notte umida e le stelle limpide, i sorrisi su volti a cui ormai sei affezionata. ripensi all’ultima canzone suonata per tutti voi, ed è davvero un dolce, dolce augurio.
e , senti ancora male. e a momenti è un male intenso.
ma le cose belle restano.. restano sempre.
forse da queste parti si comincia davvero a imparare cosa significa essere leggeri..

(NB: la canzone citata nel titolo è la canzone misteriosa del postaffetta. la prima vittima illustre della mia neuronite degenerativa. sfottete pure, ok. ma senza esagerare..)