summertime shoegazing
[voglio_che_le_cose_passino_e_mi_sfiorino_senza_toccarmi]

cammino per casa a piedi nudi, nella penombra silenziosa delle persiane accostate – tempo sospeso, passi senza rumore.
io, sola con i miei vuoti.
cammino piano e con lo sguardo basso; e penso che forse l’unica cosa di cui avrei bisogno è tenere tutto a distanza – dare tregua alla mia pelle sottile.
l’estate che mi sembra non sia ancora cominciata * le pagine da leggere, le pagine da scrivere * gli amici per finta * il futuro incerto * le parole mi sono innamorato di te
vorrei che ogni cosa si posasse attorno a me come la neve quando inizia a cadere – vorrei che ogni cosa fosse sfumata, come i colori dell’orizzonte al crepuscolo
per potermi avvicinare e guardare e comprendere – e riempirli di senso, i miei vuoti.
invece, in quest’estate che nemmeno assomiglia all’estate, tutto brilla così forte e ha colori così intensi. e io, davvero, non so fare altro che socchiudere gli occhi. allontanare lo sguardo. e prendere a fissarmi le scarpe..
















[ questa è una di quelle notti nemiche delle parole
così calda e umida che ogni pensiero ti si appiccica alla pelle
e hai voglia soltanto di accarezzare la tua gatta
- sdraiata sul letto, coi capelli bagnati -
mentre ti perdi nell'incanto di queste note ]
















need to hear, need to hear you say
that it’s ok, it’s ok

tornare a casa in una notte di milioni di stelle * guidare guardando la strada con la coda dell’occhio, piegata in avanti a sbirciare il cielo * accostare nel punto più buio e isolato, abbassare i vetri, spegnere il motore * sporgersi fuori con la testa buttata all’indietro, appoggiata al finestrino – cuffie alle orecchie e sorriso beato * pensare che vorresti tanto vedere una stella cadente – e nello stesso istante in cui lo pensi eccone una che striscia nel cielo, proprio sopra di te * la mia prima stella cadente dell’estate * ed è come se una piccola, intensa scia di luce prendesse a brillarti dentro – strati di emozioni e desideri e sogni che si intrecciano in una fitta di pura gioia

come on now, we’ll stay up all night
waiting for the northern light

smarrita in un letto, accartocciata su un cuscino
affondi i denti nella carne sperando di riuscire a provare qualcosa
e smettere di sentirti così sola e insignificante, anche
sete di calore e vicinanza, di sentimenti reali, di trasparenza e fiducia, di sguardi che non vacillino di fronte ai tuoi
ma non arriva niente, solo respiri in punta di piedi e silenzi carichi d’imbarazzo
e vorresti essere altrove ma non puoi andartene
così finisci per abbracciarti da sola, accovacciata sul pavimento di un bagno – mattonelle dure e scolorite, e lacrime che ti rigano le guance

seems like the world’s still spinning round
’cause the sun goes up and down

e poi
sms lunghi come romanzi brevi – esasperazione e affetto e rabbia / mail che non ti aspettavi di scrivere / mail a cui ti aspettavi di aver voglia di rispondere / distanze che mutano in un battito di ciglia / stare al telefono fino alle tre del mattino / chiederti se in un anno una persona può cambiare così tanto da non riuscire a riconoscerla – chiederti se le persone cambiano mai per davvero / e, quel che è speciale può restare speciale per sempre? / sensazioni così intense e nette che non puoi fare a meno di aver fiducia in esse e sorridere, sorridere sempre / e ansia e incapacità di leggersi dentro e paura di lasciarsi andare e ondate di romanticismo e molta, troppa confusione /

and when the early morning comes
it’ll be another run

a volte
mi sembra davvero che esistano due diverse me
fatte di gesti esperienze emozioni sogni e bisogni diversi
-un senso di irrealtà che a momenti mi toglie il fiato-

e insomma ecco
io da brava me ne sto a guardare
e aspetto

[sambassadeur - ice and snow]
(ma c’è qualcuno che riesce a capire ogni_singola_parola di questa canzone?)

















[last_night_these_djs_saved_my_life]

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(loro. e questa canzone, anche)
















ferrara, 3. 7. 2005 – emiliana torrini (*)

ci attardiamo al tavolo di un’osteria
tra cappellacci rigatoni salama da sugo dolci al cioccolato e pesche fritte
la sottoscritta è più fastidiosa&irritabile del solito – ansie private e smania da prima fila, più che altro
così,
quando lei ci dice che il cortile del castello estense è murato
e quando entriamo ed effettivamente c’è questa folla che non ci aspettavamo
ecco, mi lascio avvolgere da una specie di rabbia sottile ed autocompiaciuta
se non sto nelle prime file non mi sembra nemmeno di essere a un concerto
per fortuna però c’è lui a prendere in mano la situazione: in neanche due minuti ci siamo davvero, in prima fila

ogni mio malumore residuo svanisce del tutto quando emiliana torrini sale sul palco – timida e chiacchierona, buffa e incantevole al tempo stesso – tra sorrisi larghi espressioni dolcissime e piccoli bronci
e la sua voce, poi – carezza lieve che ti si posa sulla pelle e brezza estiva tra i capelli – e tutt’intorno la notte, e le stelle in un cielo di velluto
una cosa così, all’incirca, ecco
emozioni delicate e colori tenui, ma con dentro una forza che non ti aspetti – che io non mi aspettavo

e
in questi primi giorni di luglio
forse non è un caso
che summerbreeze continui a suonarmi in testa..

[è inutile.
certe cose non sono proprio in grado di scriverle o raccontarle, io
]
















ferrara, 29. 6. 2005 – bright eyes (*) + the faint (*)

un viaggio in treno al freddo e al gelo – aria condizionata così alta che quando scendo a bologna per molti secondi mi sembra di non star respirando
un viaggio zeppo di musica, anche – clap your hands say yeah, national, jens lekman, marcilo agro & il duo maravilha, milky wimpshake, sambassadeur

e poi ferrara * un po’ di pioggia * volti conosciuti e volti nuovi e volti di cui si nota l’assenza * amiche coi piedi doloranti * un paio d’occhi e uno sguardo che cerco di non incrociare che è meglio così * un kit-da-croquet in plastica gialla e il terreno difficile di piazza castello * molta sete, e molta acqua, e polase ovunque * piccole fitte d’inquietudine nel crepuscolo

sul concerto, stavolta prendo a prestito le parole di valido. anche se sui faint ho un’opinione simile alla sua: divertenti, coinvolgenti, molto bravi – ok. ma non credo proprio che metterei mai su un loro disco. c’è anche da far notare che la loro spilletta si candida prepotentemente per il titolo di spilletta più brutta di tutti i tempi
e. non è che i bright eyes non mi siano piaciuti. non è che abbia smesso di pensare che conor oberst ha davvero un gran talento. non è che il concerto non sia stato bello. però boh. troppe pose, troppo teatro.
come qualcuno scrisse ai tempi del concerto milanese dello scorso marzo, conor oberst è uno svago di gran classe, sì; ma l’emozione è un’altra cosa..

[.. per chi ci sarà, ci vediamo domani sera in vicolo bolognetti per il concerto dei pecksniff, e domenica sera di nuovo a ferrara per emiliana torrini]

[update. lei e lui (mi) ricordano che stasera, in piazza santo stefano, ci sarà laurie anderson. uhm. effettivamente, quando mi ricapita di vederla..?]

[update#2. di bright eyes e faint a ferrara parlano anche lei e lui]