[an cat dubh]
















[.. freckles in my eyes are mirror images, but.. whose?]
















mi sdraio a guardare il cielo nel pomeriggio di un giorno di settembre – l’erba fitta e lucida e brillante, la terra che profuma di pioggia.
l’umidità che il sole non è riuscito a sciogliere mi attraversa i vestiti, mi entra nella pelle;
e in un brivido lungo mi lascia addosso una sensazione che mi toglie il fiato,
una fitta struggente di malinconia

[ricordi e rimpianti e distanze e perdite
voglia di colori, voglia di calore
voglia di abbracci che siano scudo a tutto ciò che mi ferisce
voglia di abbracci che sappiano racchiudere tutto il mio mondo]

l’estate scivola via veloce;
eppure a me pare quasi che non sia ancora iniziata.
e la primavera sembra lontana; così lontana.
















[the look on my face is delicate]
















then i’ll dig a tunnel from my window to yours

tutto ha inizio un pomeriggio di fine luglio.
marina, emiliano, andreakowalski, il paso e io saliamo in macchina per spostarci da san lupo a guardia sanframondi per il six days sonic madness.
mettiamo su un cd.
e l’abitacolo si riempie delle note di neighborhood #1.
adoro questa canzone – ho anche il sette pollici.
e questo disco lo conosco da mesi, ormai.
metà novembre, direi.
è un bel disco.
mi ricordo che mi è piaciuto.
forse non sono impazzita per lui, ecco; ma mi è piaciuto molto, sì.
in questo fatale pomeriggio d’estate, però, è come se lo guardassi negli occhi per la prima volta: perchè le canzoni e i dischi ce li hanno, gli occhi
ce li hanno sempre quando hanno un’anima
e ce li hanno proprio perchè il tuo sguardo si possa intrecciare col loro, e tu possa sentire quella specie di tuffo al cuore – quel brivido che ti accarezza la pelle – e in un rimescolio di emozioni tu finalmente capisca di amarli.
e questo amore – come ogni vero grande amore – ti regala orizzonti nuovi da percorrere, dentro e fuori di te; e ti rende una persona migliore.
tornando a quel pomeriggio di fine luglio. si può dire che mi sono follemente innamorata degli arcade fire. ed è un amore di quelli un po’ appiccicosi e simbiotici e tiranni – come un fidanzato che non ti molla un minuto.
vado a fare una passeggiata sul mare? ascolto gli arcade fire.
devo uscire in macchina? ascolto gli arcade fire.
sto facendo le pulizie di casa? ascolto gli arcade fire.
ho voglia di rilassarmi un po’? ascolto gli arcade fire.
sto cazzeggiando al pc? ascolto gli arcade fire.
e così via.

ecco. tutto ciò. inizia a preoccuparmi. un pochino.
sto cercando di smettere.
in fondo so benissimo di non essere una dagli ascolti così monotoni.
ma è difficile. ah, se lo è.

in sostanza.
qualcuno mi salvi da funeral.
per pietà.