so now we’re climbing up your staircase
and we’re beaming in the light

[ant - this goodbye kiss]

ed è una piccola fitta al cuore
ogni istante di perfetta, limpida lucidità
in cui ti ricordi che sei serena, sì;

ma ti manca la poesia.

e ti manca in un modo così struggente da toglierti il fiato.
















still now you’re waiting to grow
inside you’re old
sew wings to your pigeon toes
put paper to pen
to spell out “eliza”

[the decemberists - song for myla goldberg]

bee season è un altro di quei libri che non smetterò mai di amare.
aveva una copertina bellissima – colorata e allegra, e inquietante in un suo modo sottile.
fin dalla prima volta che ci siamo incontrati in libreria, non ha fatto altro che sorridermi; e io a lui. ma non l’ho mai comprato, chissà perchè. ho letto la copia di un amico; ripromettendomi qualcosa come un giorno questo libro sarà mio.
non so se sia infantile o ossessivo o maniacale o cosa, ma ho questa specie di smania di possesso – per cui non mi basta averla dentro, una storia: ma ho bisogno del suo involucro, del suo corpo – per poterla accarezzare, ripercorrere con lo sguardo; per respirarne il profumo, ogni volta che voglio.
la sicurezza degli oggetti.

da bee season è stato tratto un film [sito ufficiale].
uscito in italia col titolo parole d’amore [sito italiano].
e la fazi. cui vanno tutto il mio biasimo e disprezzo. ha pensato bene di adeguarsi.

non è certo la prima volta che siamo costretti ad assistere a scempi del genere. cos’è che sarebbero? operazioni di marketing? mah.

il mio problema principale, comunque, è che non so bene cosa fare.
perlustro ogni libreria possibile, alla ricerca della vecchia edizione?
organizzo una rivolta globale contro la fazi, a colpi di mail di protesta?
scrivo a melissapì sperando che interceda per me?

argh.
















your eyes are big when they’re so close [reprise]
















every word she says
is like a pencil in my brain

[snmnmnm - the girl who laughs too much]

quanto vorrei che certe persone fossero incorporee – esistenze intermittenti, prive di reale concretezza. niente più che schizzi leggeri, a matita; così che quando i vostri mondi si toccano, basta una gomma per cancellarle – per evitare di incrociarne lo sguardo.

e invece no.
ingombranti e vuote e finte, queste persone continuano ad esserci; e col loro sorriso ottuso, ad aprire e riaprire – e riaprire ancora – le stesse ferite.
sempre. e. per. sempre.
















it’s friday, i’m in love!

su soulseek, sbirciare tra i file altrui e scaricare i dischi coi titoli più buffi può dare grandi soddisfazioni; è stato il caso di i was so unpopular in school and now they’re giving me this beautiful bycicle.
e la cosa funziona anche se ci si lascia sedurre dai gruppi coi nomi più strani.
è esattamente così che ho scoperto i snmnmnm. ed è stato amore al primo ascolto.
tra l’altro, il loro sito è davvero delizioso, e i blogs promettono meraviglie. e poi, come non amare un gruppo che ha chiamato il proprio recente tour the revenge of the nerd?

l’unico dubbio è: ma come accidenti si pronuncia, snmnmnm?
















[i wore a t-shirt and my worn out hat - abandoned as a summer cat]

[per s.]
[e per s., per n., per p.]
















l’insegnante di scienze aveva nella mano destra una specie di bacchetta con un anello di corda per fare le bolle di sapone, e nella sinistra una sigaretta. chinandosi in avanti immerse la corda in un secchio d’acqua saponata, la sollevò e ne tirò un capo per fare una bolla di sapone. dalla corda sbocciò, striata d’arcobaleno e sciolta, ballonzolante, la pancia di una bolla, e poi mentre ancora legata alla corda ondeggiava nell’aria lui alzò la mano sinistra, fece un tiro di sigaretta e, mettendo la bocca esattamente sul cappio, espirò un po’ di fumo nella bolla. il fumo prese una forma perlacea dentro le pareti blu e rosa ricurve.
cercai di non muovermi. il fumo e la bolla di sapone tremavano all’unisono.
cercando di mantenere tutto in equilibrio, lui cominciò a muoversi per chiudere la bolla attorno al fumo, ma proprio all’ultimo istante il polso fece un movimento brusco e tutto quanto scoppiò. il sapone svanì e la perla si dissolse.

[aimee bender - un segno invisibile e mio - ppgg. 117 e seguenti]

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viareggio, sette gennaio duemilasei[la foto più grande qui]

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sono passati circa dieci mesi dalla prima volta che ho provato a sussurrare fumo in una bolla di sapone – proprio come nelle pagine di questo libro.
con qualche sigaretta, e una boccetta di quelle che si trovano in una qualsiasi cartoleria. sul balcone di un appartamento di via zamboni – cento metri dalle due torri. e una volta anche al covo, durante losing my badge #1.
venivano fuori queste bolle di sapone e fumo – così graziose, sì.
ma. così. piccole.

poi.
un pomeriggio piovoso di novembre.
in un negozietto per artisti di strada in via petroni, proprio accanto all’underground.
ho comprato questo meraviglioso kit per bolle giganti.
per qualche motivo che io stessa ignoro, non ho provato a usarlo fino a sette giorni fa.
quando, in piazza santo stefano, mamme e papà e bambini e nonne e nonni e ragazzi e giovani coppie sorridenti e barboni e cane di un barbone hanno potuto ammirare le mie bolle iridescenti – le pareti sottili che si riempiono di fumo caldo e leggero e salgono piano nel cielo, danzando lievi nell’aria.
e due giorni fa ne ho fatte ancora, stavolta a casa mia: sulla spiaggia, in riva al mare.
meravigliose perle – chiare e luminose e perfette, e palpitanti e vive.

e non so se sia per la sensazione di aver reso reali le parole di un libro che ho amato, e amo, e non smetterò mai di amare; o solo perchè la bellezza scalda il cuore, sempre e comunque. ma ecco. nonostante detesti il sapore di tabacco che mi brucia le labbra, e la bocca. potrei passare giornate intere a soffiare fumo nelle bolle di sapone.

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per [quasi tutte] le foto, un enorme grazie a paso
















bologna, 31. 12. 2005 – comet gain (*)

come, come another night to me
i feel like we belong
can you have some faith in me?
you do me so good
you do me so good
you do me so good

[frida hyvönen - come another night]

un padrone di casa squisito – nonchè cuoco provetto – e una serata che tutto sommato avrebbe potuto andare avanti ore, tra chiacchiere e risate e bella musica e buffe robe trash scaricategli a tradimento sul piccì * il sapore del vino rosso e il profumo del vin brulè, la bontà indescrivibile di certi cioccolatini torinesi * quattro lomo [fintamente?] usa e getta – una gialla una verde una azzurra e una rossa * correre verso il covo che è ormai quasi l’una, con una bottiglia di spumante ancora mezza piena da scolarsi in macchina, e qualche biscotto al cocco infilato in un sacchetto * perdersi gli offlaga disco pax, ma portare ugualmente a casa una cinnamon * l’intera prima fila della sala concerti – e forse anche qualcuno nella seconda e nella terza – in assoluta estasi davanti a david feck * qualcuno che sale sul palco e si scatena cantando you can hide your love forever * qualcuno che mette dischi con tanta passione e balla in modo così entusiasta che davvero non puoi fare a meno di volergli un mondo di bene * qualcuno che sorride con ogni millimetrocubo del proprio corpo – l’immagine perfetta della felicità: così ingenua e totale, così dolce da guardare * qualcuno che ti regala una spilletta meravigliosa * qualcuno che si disegna una croce rovesciata di brillantini in fronte * qualcuno che si addormenta seduto su uno scalino * l’idea geniale di andare a prendere un cornetto sulla riviera – e mangiarlo aspettando l’alba in spiaggia – scartata senza un vero perchè * e un cielo di nuvole umide e e scure, che però a me sembra splendere di milioni di stelle – stanotte.

la cosa veramente bella dell’ultimo giorno del duemilacinque – del primo giorno del duemilasei. è stata che. ovunque si posasse il mio sguardo. ciò che incontravano i miei occhi. era sempre, invariabilmente. un altro paio di occhi che brillavano di gioia.

ecco.
il mio nuovo anno è iniziato così.
come un abbraccio.