[ci sarà un motivo
se passano i mesi
e io
nello scrivere la mia biografia
per il mio piccolo sito in costruzione
non riesco ad andare oltre il quinto anno di età]
















i’m happy because i’m stupid *

- breve apologia del poppettino -

il mio primo anno di università – facoltà di filosofia.
un pomeriggio d’inverno.
seduta a gambe incrociate, appena davanti l’aula A, aspetto l’inizio della lezione di filosofia del linguaggio. e, come mio solito, leggo.
a un certo punto arriva una ragazza che segue alcuni corsi insieme a me, laura.
mi saluta, mi si siede accanto.
apre il suo borsone di cotone a righe. tira fuori uno dei libri più spessi che abbia mai visto – vocabolari a parte. si infila gli occhiali, e fa per aprirlo. ma d’un tratto si blocca, si volta verso di me. e posa lo sguardo sul mio romanzo, un sorriso impercettibile sulle labbra e negli occhi.

l: cosa stai leggendo?
e: un romanzo. alta fedeltà, di nick hornby.
l (storce il naso): uhm. mai sentito nominare.
e: beh, secondo me dovres–
l (accarezzando il libro che tiene sulle ginocchia): io invece sto leggendo questo testo di (nome impronunciabile e, ahimè, rimosso).
e: oh.
l: è un notissimo teologo russo, un fondamentale.
e: ah.
l: insomma, sono queste le cose che bisognerebbe leggere..
e: ah.. sì?
l (spazientita): ma sì, è ovvio! mica buttare via tempo con quei tuoi stupidi romanzetti, con quei librettini!

per un attimo mi guarda con quest’aria di superiorità mista a compatimento.
poi mi dà una pacca sulla spalla; si alza; e se ne va.

non so perchè. ma questo dialogo mi torna in mente ogni volta che leggo o sento pronunciare la parola poppettino; e negli ultimi tempi è capitato abbastanza spesso.
ora.
la parola poppettino mi fa pensare a “musica superficiale e vuota + senza spessore + senza profondità + nessuna emozione, nessun brivido + niente di originale; niente da dire + canzoni stupidine per non pensare a niente”.

mi si suggerisce che rientrerebbero nella grande famiglia del poppettino gli envelopes come le pipettes, i pecksniff come le ian fays; e in generale qualsiasi cosa sia twee. addirittura c’è chi azzarda che la gloriosa, adorata labrador sia un’etichetta di poppettino per eccellenza.
quindi. io mi chiedo. che cosa c’entrano la superficialità, il non aver niente da dire, la stupidità con questa musica?

è uno sguardo ingenuo e delicato sul mondo.
è un sorriso fragile che diventa pian piano sempre più luminoso.
è la malinconia dolce, è la nostalgia.
è la meraviglia che non smette di riempirti gli occhi.
è la gioia intensa di ogni piccola cosa bella.

cioè.
io la adoro, la musica che ti dà i brividi e ti fa piangere e ti attorciglia lo stomaco – qualche nome a caso, quella dei national e dei low e di nick cave e degli okkervil river e dei black heart procession eccetera.

ma per favore: non mi parlate male del poppettino, ecco.

[se poi si potesse inventare un altro nome sarebbe ancora meglio]
















bologna, 26. 5. 2006 – suburban kids with biblical names (*)

if you’re not feeling scenester
[ and indiepop fucked up your mind ]

se non ti senti affatto uno scenester.
e sei pienamente consapevole del fatto che lo sconsiderato ascolto di indiepop – perlopiù di provenienza scandinava – rischia di aver irrimediabilmente compromesso il corretto funzionamento del tuo cervello.
sicuramente venerdì ventisei maggio duemilasei non eri all’estragon, ad aspettare impaziente l’inizio del concerto dei babyshambles – abbracciato a una transenna, con un migliaio di persone altrettanto impazienti alle tue spalle.
no: è pressochè certo che avevi scelto di andare al covo, per il secondo live italiano dei suburban kids with biblical names.
molto probabilmente te ne stavi seduto sul termosifone davanti alle toilettes, a chiacchierare con altre quattro o cinque persone, mentre i genitori di peter gunnarson ti passavano davanti più e più volte.

il fatto è che la musica dei skwbn ti piace da matti.
l’unica cosa che ricordi del cd dei babyshambles, invece, è il seguente microepisodio:

[notte del tredici novembre, di ritorno dal concerto dei midwest a cavriago]
pete doherty (dallo stereo dell’auto): ” .. oh i’m so
clever ..”
la ele (parecchio annoiata): “sì, se lo dice da solo, chè non glielo direbbe mica nessuno altrimenti”

insomma: non c’è proprio storia, ecco.

e il concerto dei ragazzi di periferia con nomi biblici è proprio come te lo eri immaginato: travolgente e sorridente e irresistibile.
la tua tazza di tè, decisamente.

[la mia nuova maglietta qui; foto e link a mp3 e video qui e qui]
















nonantola, 25. 5. 2006 – belle and sebastian (*)

sono convinta che chi ama i belle and sebastian non possa che essere una bella persona.
d’altra parte, come si fa a non amarli, se si ha un cuore?

ieri sera è stato davvero bello vederli sorridere.
e sorridere anch’io.
nella musica, e nei colori.

[qui la scaletta - le mani non sono le mie, eh]
















studio [esistenziale] di funzioni

contrariamente a quanto mi sarei mai aspettata, dopo tre anni di rapporto a fasi alterne con la matematica, in quarta liceo qualcosa cambiò. e a giugno mi ritrovai un otto in pagella, senza nessuna fatica.
in quinta avevo addirittura la media del nove.
tutti mi avevano parlato dell’analisi come di una cosa spaventosa, noiosissima, incomprensibile; ma io l’ho sempre trovata semplice, e anche divertente.
non so.
forse riuscivo a scovarci motivi di fascinazione (pseudo)filosofica.

i limiti.
l’infinito.

e i punti di flesso.

sia f(x) una funzione definita e continua nell’intervallo [a, b] e qui dotata di tutte le derivate che le occorrerà considerare.
sia P0(x0, y0) un punto qualunque della curva, grafico della f(x), con x0 interno ad [a, b]; essendo f(x) derivabile in x0, allora esiste in P0 la retta t tangente alla curva e tale retta non è parallela all’asse y.
si danno le seguenti definizioni:

1) si dice che nel punto P0 la curva volge la concavità verso la direzione positiva dell’asse y – (o verso l’alto), quando esiste un intorno completo H del punto x0, per ogni x del quale, diverso da x0, l’ordinata del punto di ascissa x appartenente al grafico è maggiore di quello appartenente alla tangente in P0 ed avente la medesima ascissa;
2) se, invece, in tale intorno le ordinate dei punti della curva sono minori di quelle dei corrispondenti sulla tangente, si dice che la curva nel punto P0 volge la convessità verso la direzione positiva dell’asse y (o verso l’alto), oppure, il che è lo stesso, volge la concavità verso il basso.

in entrambi questi casi, nell’intorno H di x0 di cui si parla, il grafico sta in uno solo dei semipiani aventi per bordo la tangente in P0.

3) se poi non si presenta nessuno di questi due casi, cioè se esiste un intorno H di x0 tale che la curva stia in uno dei semipiani di bordo t per x < x0 (e x ∈ H) e nel semipiano opposto per x > x0 (e x ∈ H), si dice che in P0 la curva ha un punto di flesso.

i tre casi sono indicati nella figura:

nelle ultime settimane ci penso spesso, ai punti di flesso.
ai punti di flesso nelle vite delle persone.
chissà se ne esistono davvero.
chissà se davvero è possibile. cambiare. segno. al proprio. percorso.

ho creduto di sì.

ho sperato di sì.

ho pensato che forse, a un certo punto, uno non ha più la forza di sperare nè di credere; e non può far altro che lasciarsi scivolare nella corrente, come una piccola barchetta stanca.
e aspettare.

decisamente, la matematica sa dare molte più risposte e sicurezze di quanto non sia capace di fare la vita.
















chiunque abbia mai letto questo blog – anche solo poche righe, anche solo per caso – sa che il mio amore per la razza felina è cosa sacra e induscutibile. durante l’ultima puntata di magazzeno bis a cui ho assistito mi sono addirittura presentata come gattofila.
una roba seria, insomma.

non c’è da stupirsi, dunque, che guardi con particolare simpatia ai margot & the nuclear so and so’s. voglio dire. con un sito così; delle magliette così; e una canzone così [il testo qui]. che altro ci si potrebbe aspettare, da me?

[mille grazie a subliminalpop per la segnalazione]

[se qualcuno fosse interessato a scaricare l'intero album, lo può trovare qui]
















bologna, 16. 12. 2005 – shout out louds (*)

come già confessavo altrove, se per molti il concerto degli shout out louds, il dicembre scorso, è stato uno dei concerti dell’anno, io non posso dire altrettanto. è stato bello vederli dal vivo, sì; ma non mi è parso che le canzoni abbiano reso tanto quanto su disco – forse anche a causa dell’acustica del covo, quella sera particolarmente zoppicante.
così, è doppiamente triste dover rinunciare al loro live milanese di domani.

a chiunque ci sarà, buon concerto – e, magari, raccontatecene.
per tutti gli altri, invece, un piccolo premio di consolazione.
















[ le elebucoliche! ]

cinque allegri filmati dal genuino sapore campestre:

[uno] i paperi pio e signorapio con i loro quattro eredi nuovi di zecca;
[due] anatre che fuggono e volano in acqua;
[tre] micia luna che fa un miagolio e mordicchia un filo d’erba;
[quattro] micia luna che scraccia la corteccia di un fico e si rotola per terra;
[cinque] micia luna che miagola e dà una zuccatina alla fotocamera.

belli, eh?
















siena, 12. 5. 2006 – studiodavoli (*)
















[[ is this your eyes, girl, making me lonely ]]

sdraiarsi nell’aria languida della sera, in quella fresca del mattino;
e respirare a fondo, con gli occhi chiusi, il profumo sereno della primavera.
l’erba verde punteggiata di fiori, una brezza gentile ad accarezzarti;
il suono delle foglie dei pioppi – tintinnìo sussurrato e lieve;
e il sole che si insinua tra le foglie di un susino, tra i fiori dei glicini – come piccole gemme scintillanti impigliate tra i rami.

sentirsi come questa canzone.

[è ufficiale. mi sono innamorata dei mojave 3. come dire: meglio tardi che mai]
















una decina di giorni fa ho acquistato online il cd degli hemstad (un grazie a enzo per averne parlato). la cosa bella, oltre al prezzo – 11 euro, comprensivi di spese di spedizione – è il ringraziamento degli hemstad stessi, una volta completata la transizione: nientepopodimenochè questa cosa qua.
ora. magari non a tutti piacerà la loro musica. ma come si fa a non voler bene a questo gruppo di incredibili cazzoni (cit.)?
molto lieta che questa estate suonino a emmaboda.
















[ hypnotized by a strange delight under a lilac tree lily ]
















bologna, 5. 5. 2006 – the ian fays (*)

in due parole,
semplicemente
adorabili
.

[ e gli yuppie flu sempre più bravi - anche a distanza di pochi giorni ]
















[[ come piccoli appunti distratti scarabocchiati su un bloc notes ]]

devicscovoclub, 29. 4. 2006

anche se è stato un buon concerto; anche se è stato bello vedere per la prima volta, finalmente in carne e ossa, simon raymonde dei miei amati cocteau twins; anche se sara lov è sempre più incantevole; anche se non smetterei mai di ascoltarle, le canzoni dei devics – ecco, nonostante tutti questi anche se non è stata una serata magica.
nessun vero brivido nessuna lacrima nessun tuffo al cuore.
ma chissà. forse è solo che un paio di mesi fa, a milano, tutto fu così perfetto e intenso. sublime. da rendere ingiusto ogni [inevitabile?] paragone.
in ogni caso, ho comprato una maglietta bellissima.
e attendo l’autunno – quando, a quanto pare, i devics torneranno a suonare in italia, e stavolta con la band al completo.

non voglio che claraestragon, 28. 4. 2006

ecco un fulgido esempio di gruppo che stimo tanto, ma che dopo tre canzoni mi annoia. per l’appunto, alla fine del terzo pezzo ho gettato la spugna. abbandonato la prima fila. girovagato fino al meraviglioso banchetto della aiuola. e posato gli occhi su una maglietta che non ho potuto fare a meno di comprare, poco dopo.

northpolemagazzeno bis, 28. 4. 2006

con gran soddisfazione, sono riuscita a sentire dal vivo i northpole – il cui disco omonimo, uscito lo scorso anno per l’amico immaginario, mi era piaciuto tantissimo.
sono davvero molto bravi. artisti belli e sinceri – come bella e sincera è la loro passione per la musica, che li unisce da ben tredici anni.
spero di vederli presto in un concerto vero.
nel frattempo, un grazie a magazzeno bis.

picastrocovoclub, 21. 4. 2006

metal cares è album che ho amato tanto. così tanto da credere che, al covo, fossero i wolf eyes ad aprire per i picastro; e non viceversa – come, in realtà, era.
è stato un concerto breve e delicato; meno intenso di quanto sperassi, ma ugualmente molto bello – musica che ti avvolge di emozioni dilatate e morbide.
molta voglia di sentirli di nuovo.

yuppie fluthe cage, 27. 4. 2006

in un per me insolito contesto livornese, decido che la nuova [e quasi definitiva] formazione a cinque degli yuppie flu è davvero una gran cosa.
purtroppo, nonostante un set intenso e pieno di energia, il pubblico non si lascia coinvolgere. freddi e indifferenti, più o meno tutti se ne restano ad almeno cinque o sei metri dal palco; e addirittura escono dal locale prima dei bis. la cosa mi atterrisce, quasi. ma poi ricordo che il dj, in attesa del concerto, ha messo su robe come la sigla di superclassifica show e la ballata di bo e luke. e penso che beh, forse non ci si poteva aspettare niente di diverso.
ad ogni modo, il tutto mi fa venir voglia di rinunciare alla trasferta milanese del cinque maggio [ci sono adem e josé gonzález a lacasa139] per rimanere a bologna: a godermi, in mezzo a persone che finalmente ballano e saltano e sorridono, un altro live di agostinelli & co. – per di più, con le ian fays ad aprire.

non ho mica ancora idea di cosa farò, mi sa.

UPDATE: adem + josé gonzález vs. the ian fays + yuppie flu 01

[[ in sostanza, un cinque maggio bolognese. credo sia il concerto di cui ho bisogno, adesso ]]