[dal mio vecchio blog, post del ventitre maggio duemilatre]
pronto? sono loreno.
queste semplici tre parole che escono dalla cornetta del telefono di casa mia.
ed è panico.
loreno è una specie di amico dei miei genitori.
dico una specie perché in realtà non ce l’hanno granchè simpatico.
io, invece, non lo sopporto proprio per nulla.
questo loreno è veramente un tipo assurdo.
i miei lo hanno conosciuto qualche anno fa, durante un viaggio all’estero. e da allora si frequentano più o meno regolarmente.
in genere si vedono nei fine settimana. il venerdì sera, ma prevalentemente il sabato pomeriggio. soprattutto in primavera ed estate.
loreno, a volte da solo, a volte in compagnia della moglie flora, si presenta a casa nostra con un cesto di vimini. vuoto. e se ne torna via dopo un paio d’ore. da solo o con la moglie flora. e con il cesto di vimini. pieno.
mio padre ha la passione dell’orto. direi proprio che è fissato. ogni minuto libero a casa lo passa lì, a piantare seminare dissodare trebbiare passare il motocoltivatore eccetera.
e loreno è quel che io definisco un “amico parassita”.
infatti, la battuta successiva al “pronto? sono loreno” che apre ogni sua telefonata è “cosa c’è di buono nell’orto?”.
è allucinante.
è incredibilmente spudorato.
io non capisco come possa esistere gente con una simile faccia tosta.
in effetti, fin dall’inizio era intuibile che razza di personaggio fosse.
mio padre lavora nel settore calzaturiero. e tra i suoi clienti ci sono anche ditte famose. dalle quali spesso acquista scarpe al prezzo di fabbrica. cioè la metà (e a volte anche meno) di quello che costano nei negozi.
la seconda volta che si vedevano, loreno chiese a mio padre se poteva procurargli un paio di scarpe della marca x. mio padre poteva, e gliele portò. lire duecentocinquantamila. ad oggi i soldi non li ha ancora rivisti, e direi che è lecito pensare che a questo punto non li rivedrà più.
ora, questo loreno non ha nessun problema economico. anzi. sia lui che la moglie sono alti dirigenti bancari. lei lavora ancora; lui è in pensione, ma tanto per arrotondare fa il promotore finanziario. hanno due figli che vivono per conto loro, una gatta (nota positiva) un cane quattro auto e una barca.
però sono scrocconi.
si vede che i soldi si fanno risparmiando su frutta e verdura.
che poi, le cose del mio orto mica se le colgono da soli; no, loro dicono cosa vogliono e poi mia madre va e raccoglie lei. se non altro quando le girano particolarmente le scatole gli rifila la roba più brutta, e la migliore la tiene per noi. ecchecazzo.
addirittura per un paio d’anni hanno usato un cesto di vimini nostro.
una volta mio padre gli sistemò la roba in quello, e loro se lo portarono a casa. e lo hanno riportato e riempito, e riportato e riempito di nuovo per non so quante volte.
credo che resterà nella storia il giorno in cui loreno&flora si presentarono con un sorriso a sessantaquattro denti, dicendo “vi abbiamo fatto una sorpresa!”.
io pensavo chissà che.
le duecentocinquantamila? un mazzo di fiori? cioccolatini?
macchè.
si erano comprati un cesto di vimini per conto loro.
alla faccia della sorpresa.
i miei sono persone educate. e non sono ancora riusciti a trovare un modo socialmente accettabile per mandarlo a quel paese. poi in parte li diverte. perlomeno finchè le sue telefonate non arrivano con la frequenza di tre – quattro volte alla settimana.
da giugno in poi è così.
di fronte a ciò, sono contemplate due tecniche.
la prima consiste nell’evitare di rispondere al telefono.
nei periodi in cui ci aspettiamo che chiami, verso una cert’ora mia madre fa: “oddio, e se telefona loreno?”
mio padre/1 : “non rispondiamo al telefono”
mio padre/2 : “mettiamo la segreteria telefonica e non rispondiamo al telefono”
mio padre/3 : “stacchiamo il telefono”
altrimenti, se il telefono squilla prima che sia stata stabilita una strategia, rispondo io e dico che i miei non sono in casa e non so quando torneranno e se torneranno (con me la storia del cosa c’è nell’orto non funziona, tanto in genere non lo so).
la seconda tecnica viene utilizzata quando loreno, più subdolamente, invece di chiedere cosa c’è nell’orto si limita a dire “vi trovo in casa se più tardi passo da lì?”.
ovviamente sappiamo benissimo qual è il suo scopo, non tanto per malignità quanto per pura e semplice esperienza.
a volte i miei dicono che no, stanno per uscire, e si cambiano in fretta e furia e se ne vanno.
a volte invece capita che non abbiano proprio voglia di uscire. ma nemmeno di riempirgli il cesto. così scatta la *raccolta preventiva*.
mia madre, e disgraziatamente anch’io di gran malavoglia, ce ne andiamo nell’orto e raccogliamo il possibile.
così quando lui arriverà e casualmente si informerà di cosa c’è di buono da scroccare mia madre lo porterà a fare un giro e gli dirà sconsolata “capiti proprio in una brutta giornata.. non c’è niente..”
oggi è stata una di quelle giornate.
abbiamo raccolto almeno cinque chili di fragole.
adesso i miei sono usciti, e io dovrò rassegnarmi a pulirle per bene e lavarle e tagliarle per mangiarle stasera a cena, e domani a pranzo, e domani sera a cena..
svogliata come mi ritrovo ci metterò due ore. che noia.
ma vedere la faccia di loreno quando gli viene detto che non c’è niente di niente da raccogliere vale questo e altro..
ormai sono passati più di tre anni da quando scrissi questo post.
tutto è rimasto praticamente uguale.
le duecentocinquantamila lire mai più riviste; le visite col canestro di vimini da riempire con frutta e verdura a gratis; le strategie per evitare le telefonate, i finti impegni, la raccolta preventiva di quel che a mia madre non va giù che lui si porti a casa.
ma da oggi c’è una novità: la visita domiciliare a sorpresa, per usare la terminologia dei servizi sociali.
è un mondo difficile.







