l’autunno è la stagione indiepop per eccellenza?
niente di meglio, allora, che ascoltare a ripetizione la compilation the kids at the club – prima uscita della how does it feel to be loved – in questi ultimi giorni di settembre.
ne trae giovamento anche il raffreddore più annichilente, sappiatelo.
oltre che il cuore, certo.
ma questa è una cosa che non sorprende.

the kids at the club [how does it feel to be loved, 2006]

bonus:

# television personalities, how does it feel to be loved
# comet gain, the kids at the club
















[[ summershots! ]]

#5

micia luna [micia luna]
sotto un pero, a casa mia, 07. 08. 2006
















[[ summershots! ]]

#3

ale p. [le man avec les lunettes]
l’astronauta dell’indie! (cit.)
marina di ravenna, 17. 08. 2006
















la biblioteca del vero gattofilo #3
[ qualche pagina ogni tanto ]

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alcuni estratti significativi:

- introduzione;
- per iniziare;
- le vocalizzazioni;
- i chakra del gatto;
- la posizione della ciambella

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[le puntate precedenti qui e qui]
















[[ me and wittgenstein down the street by the schoolyard ]]

per scoprire il vero carciofo,
lo avevamo spogliato delle sue foglie

[ ludwig wittgenstein - ricerche filosofiche, § 164 ]

fondamentalmente sono sempre stata una grande rompiscatole, io.
una di quelle persone col vizio di farsi un mare di domande, e analizzare e sezionare e cercare di spiegare ogni cosa, collocarla in un contesto di senso, comprenderla.
come se in me ardesse una specie di fuoco sacro – il desiderio di capire, la necessità di dubitare – finivo per indossare in un solo giorno punti di vista e sguardi diversi, e rovesciare le situazioni più e più volte, ed esplorare le infinite possibili letture di me stessa – del mio passato, delle mie scelte, delle mie emozioni.

un pomeriggio di inzio estate, mentre preparavo uno dei miei primi esami di filosofia, quella piccola frase di ludwig wittgenstein mi trafisse come un lampo di luce; e mi ha tenuto compagnia per anni – ammonimento sorridente sullo sfondo del mio rovistare qua e là alla ricerca del significato.
mi ripeteva concetti del tipo ele, le cose si comprendono vivendole, mica tenendole a distanza e guardandole da fuori e sragionandoci sopra.
e io lo sapevo che era esattamente così; ma saperlo non mi rendeva diversa, in fondo.

un paio di giorni fa – chissà come, chissà perchè – mi sono ritrovata a pensare al paragrafo centosessantaquattro delle richerche filosofiche. e d’un tratto ho realizzato quanto sono cambiata, negli ultimi due anni; quanto sono cresciuta, forse.
non ho più questo dannato bisogno di saper leggere le cose e dare loro un senso; senza accorgermene ho imparato a sentirle, a viverle, ad amarle.
e rendermene conto mi fa un effetto strano – un brivido d’ansia che mi solletica la pelle.

mi sento leggera; ma è una leggerezza che odora di vuoto, di superficialità.
mi sento vulnerabile – inconsapevole e indifesa.
mi sento altro da me: come se avessi perso per strada interi pezzi di me stessa.

forse è questo il prezzo della felicità – scegliere di chiudere gli occhi, almeno ogni tanto.
o forse, più semplicemente, è solo che la reale dimensione dell’uomo è la mancanza.
















[[ summershots! ]]

#2

david fridlund [david & the citizens]
emmaboda, 12. 08. 2006
















[ and then smiles cover your heart ]

certa musica sembra capace di sorridere.
e in piccole carezze leggere, sa dipingere immagini dai colori delicati – paesaggi notturni e luminosi – per poi mostrartele, e guardarti negli occhi mentre le vedi brillare – mentre sorridi di rimando di fronte a tanta bellezza.

il cielo punteggiato di stelle.
il fusto chiaro delle betulle che risplende nel buio.
il silenzio, e il canto dei grilli.
l’umidità che sfuma i contorni dell’orizzonte, come in un disegno ad acquerello.
la malinconia dolce delle notti di fine estate.

non so.
forse è perchè il glockenspiel, per me, è uno strumento irresistibile.
o forse è perchè il loro concerto è stato la cosa più vicina a ciò che mi aspettavo di trovare ad emmaboda – la poesia la poesia la poesia.
ma questo disco, davvero, lo amo da morire.

detektivbyrån – hemvägen ep
















[[ summershots! ]]

#1

frida vermina [rough bunnies]
marina di ravenna, 17. 08. 2006
















marina di ravenna, 12. 9. 2006 – the lucksmiths (*)
















you already have way too many mp3s!

il ritorno dalla svezia, oltre a lasciarmi addosso una spessa patina di nostalgia, mi ha reso frequentatrice compulsiva di soulseek – parecchio più di quanto già non fossi.

inizio rippando tutti i cd comprati a emmaboda, per condividerli col mondo intero.
continuo cercando qualsiasi cosa della happy happy birthday to me. e poi della asaurus. e poi della music is my girlfriend. e poi della shelflife. e poi della matinée, e della candle, e della yellow mica, e della marsh-marigold, e della fortuna pop!.
e così via,
e così via,
e così via.

finisce che mi ritrovo a riorganizzare tutte le cartelle che ho; scoprire un buon numero di etichette di cui nemmeno sospettavo l’esistenza; e scaricare, scaricare, scaricare.

non so se ci sia una morale, in tutto questo; cose del tipo che senso ha accumulare tutta quella musica, se non hai neppure il tempo di ascoltarla?.
di sicuro, molto molto presto avrò bisogno di un nuovo hard disk esterno..

[[ il titolo del post è preso di peso da questa compilation della asaurus records - qui la tracklist. per chi fosse interessato, eccola qua: disco uno + disco due + disco tre ]]
















[ ma quando passa, questo benedetto jet lag sentimentale? ]
















if you, like me, were made of fur,
and sun warmed you,
like me you’d purr

[ karla kuskin ]