[due]

|tengo hambre de bombones
no lo puedo remediar|

a quanto pare, negli ultimi tempi in giro per blog si è fatto un gran parlare di disturbi alimentari.
siceramente non so decidere se la cosa mi intristisca o mi irriti o cos’altro.
di sicuro, una volta di più mi sono ritrovata a pensare che – per quanto se ne possa discutere, per quanto buone possano essere le intenzioni – è davvero difficile riuscire a trovare parole capaci di spiegare il reale dolore che sta dietro a queste malattie; e ancora più difficile, per chi certe esperienze non le ha vissute, è comprenderecome scrivevo un paio di anni fa.
quello che mi lascia veramente perplessa, però, è la tendenza a trasformare una psicopatologia quasi sempre grave – spesso mortale – in una specie di fenomeno di costume. come se ammalarsi fosse una scelta razionale e consapevole, quando non addirittura divertita e fiera e modaiola; come se non ci fosse niente di più facile che dire hey, ok, adesso guarisco, e in un batter d’occhio guarire, appunto.
mentre porcaputtana, quanto accidenti è lunga la strada per uscirne.
anche solo per trovarne in sè la forza; e la speranza.
la speranza.
voglio dire – prendete me.
prima l’anoressia. poi anni di bulimia. che col tempo, e molta fatica, è mutata in iperfagia. mi sono sempre chiesta se fosse davvero un miglioramento, e non piuttosto un compromesso; ma poi ci sono stati questi sei mesi in cui sono stata bene sul serio, e l’ossessione per il cibo sembrava svanita, scivolata via senza lasciare tracce né ombre. per riaffacciarsi, invece, al mio primo vero momento di fragilità: e così, un passo indietro dopo l’altro, mi sono ritrovata indiscutibilmente dentro, di nuovo – ingrassare più di trenta chili in poco più di un anno e mezzo non è mica cosa da poco, ecco.
in mezzo, in ordine sparso, psicologi e psichiatri e terapie comportamentali e nutrizionisti e terapie farmacologiche – prozac xanax zoloft tavor efexor lamictal zyban xeristar, e altri di cui non ricordo più il nome – e la sconfortante sensazione di essere solo in piccola parte padrona degli eventi.

la verità è che puoi essere intelligente e sensibile e brillante e profonda e bella – bella, sì: in tutti i sensi – e avere il cuore grande, e il sorriso luminoso, e lo sguardo da bambina; e però ammalarti lo stesso, e lo stesso annaspare per anni nel tentativo di scrollartela di dosso, questa malattia odiosa. ma anche continuare a essere profonda e brillante e sensibile e bella e intelligente, e a sorridere, e a sentirti quasi felice alla fine – della persona che sei, e della tua vita.
nonostante tutto.

| niza – tengo hambre de bombones |
















novembre, e l’autunno nel pieno del suo splendore.
cieli azzurri e nuvole grigie, tramonti così vividi da togliere il fiato. gli alberi vestiti di mille colori, mille sfumature che si sciolgono l’una nell’altra. il ticchettìo della pioggia sui tetti, sui prati, sui tappeti di foglie secche. i vetri delle finestre che si appannano man mano che scende la notte. e la dolcezza infinita dell’indugiare sotto le coperte, avvolti nel tepore del piumone; meglio ancora se vicino vicino alla persona che ci fa battere il cuore – magari ascoltando il delizioso, piccolo disco di the motifs, ultima uscita dell’amata etichetta svedese music is my girlfriend.
quattordici tracce, alcune davvero minuscole; tutte scritte, suonate e registrate dalla ventiduenne australiana alexis – con occasional guest appearances by my pets, come annota lei stessa nel suo myspace.
quattordici brevissimi, esili racconti che arrivano dritti al cuore: timidi e teneri come un sorriso appena svegli, come i primi raggi di sole dopo un temporale; e come l’autunno, quell’autunno che è impossibile non amare.

the motifs – every way
the motifs – diagonal

[e altre tre canzoni qui]
















bologna, 18. 11. 2006 – comaneci (*)

così, finalmente, li ho sentiti dal vivo, i comaneci.
le loro canzoni delicate e intense; la loro musica minuta, capace di tagliarti via dal tuo adesso, e prenderti per mano e condurti altrove.
e poi, francesca amati e la sua voce di burro e velluto. incredibilmente più morbida e piena che su disco, sensuale e ingenua e avvolgente – emozionante in un suo modo profondo e impercettible insieme.
ed è una specie di filtro fatato, un incantesimo irresistibile questo concerto: per cui davvero non puoi fare a meno di innamorarti di quella voce, di quelle note. e di quei sorrisi.
i loro. e il tuo.
















[ fotografare mici per strada ]

[ qui un primo piano in mezzo a scatoloni di cartone ]

chi: sofia

dove: viareggio, presso la bancarella del mercato all’incrocio tra via fratti e via san martino

quando: sabato undici novembre, tra le 12.30 e le 13

segni particolari: morbidina e cicciosetta, grandi occhi, molto socievole e curiosa; buonissima, ci dicono, ma anche traditrice. in effetti, mentre le sto dando un grattino sulla testa, mi rifila una zampata: però tiene le unghie retratte.
















[uno]

sto guidando, ed è una bella giornata di sole; quando un’immagine un ricordo un pensiero scivola rapido in mezzo a mille altri pensieri ricordi immagini – sottile e inaspettato – e in meno di una minuscola frazione di attimo eccolo lì, luminoso e illuminante, così tanto da cancellare tutto il resto.

nella camera di mia cugina v. c’era uno di quei grossi lampadari di capodimonte, tutto fiori e ricami e trine di ceramica, ad otto braccia e otto lampadine. da quando mia cugina aveva quindici anni, e per i quindici anni successivi, quelle otto lampadine non si sono mai accese tutte insieme. perchè lei un giorno salì su una sedia. e una a una, decise di svitarne sette. le allentò in modo impercettibile, così che potessero rimanere ben dritte nell’impanatura; ma fosse impossibile che si accendessero, anche solo per caso. per quindici anni, la sua stanza è stata soprannominata la cripta. ora che se ne è andata credo che le lampadine siano state tutte quante riavvitate.

ecco.
per molto tempo ho percepito me stessa in termini di spreco.
ma se mi sforzo di guardarmi per davvero, quello che vedo è un lampadario con otto lampadine. una accesa. e sette spente.
















finalmente!

non so voi, ma io questo benedetto report sull’emmabodafestivalen duemilasei aspettavo di leggerlo da settimane e settimane.
su molte cose sono del tutto d’accordo; su altre quasi per niente. ma è bello leggere queste parole, e grazie ad esse [ri]vivere quegli splendidi quattro giorni di musica boschi e sorrisi.
il diario di emmaboda, di enzo e gabriele, lo trovate qui.
















bologna, 04. 11. 2006 – okkervil river (*)