firenze, 23. 04. 2007 – joan as police woman (*)
i rami degli alberi ricamati di fiori; il sole tiepido, l’aria tersa; e i nidi delle rondini, la brezza delicata della sera, il profumo delle acacie.
in questa stagione tutto sembra così languido, così palpitante di dolci promesse.
tutto – a parte il tradizionale rito delle pulizie di primavera.
che per me, ogni anno di più, è un momento dai pesanti risvolti esistenziali.
ogni angolo della casa che sia di mia ‘competenza’, presto o tardi finisce per degenerare in un disordine assurdo: armadi, cassetti, mobile dello stereo, libreria, scaffali, scrivania – qualunque spazio, anche il più minuscolo.
non ho. il minimo. controllo.
per quanto cerchi di oppormi, vivo immersa in un’entropia inarrestabile e devastante – l’armonia un luogo irrealizzabile.
e non so.
non riesco a non trovarci significati altri, in questa cosa.
[ la lana turner del pop svedese ]
[[ o almeno, è questo ciò che ho pensato ieri sera appena l'ho vista ]]
ravenna, 16. 04. 2007 – frida hyvönen (*)
| qui la foto nella versione originale a colori |
buone notizie. stando a quanto win butler scrive nel suo scrapbook, parrebbe lecito sperare che a ferrara sarà in forma (più che) smagliante:
hi!
just wanted to let you all know that the surjery was successful, and i am recovering nicely. thank you for all your thoughts and emails.
i will probably start singing again this week some time to try and get ready for the shows in north america.
it has been a blessing in disguise to be forced to stay home and read, and sleep (pick up cormac mcarthy’s ‘the road’ if you are feeling like a little post apocalypse. don’t let the oprah book club sticker scare you away).
régine and i have even started working on some new songs.
anyway see you all soon.
luv
win
[no, è che mi piaceva dirlo prima di pitchfork, ecco]
* gli arcade fire al bbc culture show, qui
* gli arcade fire a the turnpike, nel lontano duemilaquattro, qui
* i contenuti di neonbible.com, qui. ignoro cosa ci si possa fare, ma magari qualcuno lo sa
[ hey there amelia earhart
queen of all the skies ]
accostare questa bella canzone di tom mcrae ad una foto in cui la mia gatta ha un’espressione tanto ridicola forse è poco rispettoso – e poco sensibile, e poco sensato.
ma – almeno in piccola parte – anche no; anzi, tutt’altro.
non mi dispiacerebbe scrivere una piccola storia con protagonista una gatta aviatrice. che col suo aereo di legno, molto artigianale e molto colorato, compie buffe acrobazie nel cielo di primavera – spirali azzardate e tuffi nelle nuvole più soffici – mentre il vento le spettina il pelo e i baffi, e gioca col suo foulard di tulle azzurro pallido.
prima o poi lo farò.
per il momento, invece, ho (finalmente) aggiunto un altro po’ di foto buffe di micialuna nel pezzetto del mio sito dedicato a lei.
non sono sicura che ne sarebbe felice, se lo sapesse.
ad ogni modo, se volete, le trovate qui.
[ la primavera sui rami #3 ]
[ la primavera sui rami #2 ]
comunemente, la teoria per cui con l’aumentare dell’età anche la saggezza aumenta, in modo direttamente proporzionale è universalmente riconosciuta come una sorta di assioma – una verità evidente, quasi scontata.
io devo essere l’eccezione che conferma la regola, temo.
per fare un esempio.
consideriamo i miei progetti musicali per questa estate.
i biglietti per emmaboda ce li ho dallo scorso dicembre.
qualche giorno fa, più o meno per caso, sono capitata sul sito del festival di hove, in norvegia. il programma non è male; e il luogo dove si svolge è splendido. e senza stare a pensarci troppo mi sono detta ma sì, dai, andiamoci.
poichè non mi piacciono i numeri pari, e oltretutto non c’è due senza tre, ho deciso che sarebbe il caso di partecipare anche al festival di roskilde.
poi sono inciampata nella pagina e nella line up dell’electric picnic; e insomma come si fa a lasciarlo fuori, fosse anche solo per il nome.
infine, per completare il quadro del tour dei festival nordeuropei, il latitude.
un paio d’anni fa, davanti alla prospettiva di un’estate così raminga e festivaliera, probabilmente sarei impallidita e avrei strepitato che era una roba da folli. e invece oggi eccomi qua, allegra ed entusiasta come se avessi cinque anni.
altro che diventare più saggia. io continuo a rimbambinire, ogni giorno che passa.
[per amore di chiarezza: quelli qui sopra sono progetti del tutto ipotetici]
[ la primavera sui rami ]
[ci sono due grandi categorie di cose banali, credo. le cose banali vuote, così insulse da scivolarti addosso senza nemmeno toccarti. e le cose banali piene, quelle tanto zeppe di significati che finisci per accantonarle in qualche angolo della coscienza, facendo quasi finta che non esistano, perché temi che averle continuamente davanti agli occhi ti farebbe troppo male. ma loro restano lì - spine di cactus piantate nella carne - e non riesci a togliertele di dosso nonostante gli innumerevoli tentativi. si impara a conviverci, si smette di farci caso. finché, per strade misteriose, loro non riemergono, e ti strappano via la pelle e ogni difesa, e proprio non puoi ignorarle; per quanto male possa farti]
più o meno quattro anni fa mi accorsi che avevo voglia di trascrivere tutte le favole di quando ero bambina in un quaderno speciale – un quaderno molto bello, uno di quelli con la copertina di cartapesta in colori pastello e disegni delicati.
la mia mamma e il mio papà ne avevano inventate un sacco, apposta per me: piccole storie nate a partire dalle mie paure, dalle mie scoperte, dalle mie emozioni – una manciata di personaggi che abitavano un mondo fantastico e reale insieme.
e poi c’era questa fiaba che mi raccontava sempre mia nonna. so che c’erano una ragazzina, un gatto, un salacchino, un arcobaleno che ripeteva una filastrocca tipo ho i denti di ferro, la lingua di spada, e se vieni qui ti affetto come una rapa – e chissà chi altro ancora. so che mi piaceva. che mi faceva paura. che mi faceva ridere. che la ascoltavo sempre con gli occhi sgranati, e non mi stancava mai. ma mi resi conto che non sarei mai stata capace di scriverla, né di raccontarla a mia volta.
pensai che magari mia madre avrebbe potuto aiutarmi; ma anche lei ne aveva un ricordo troppo debole e sbiadito. così, decidemmo che la cosa migliore era che mi rivolgessi a mia zia. anche lei me la raccontava spesso. e aveva un’ottima memoria per le cose di tanti anni prima, specialmente se riguardavano me.
ricordo che mi sentii molto soddisfatta; che ero felice all’idea che quella storia che da piccola amavo tanto avrebbe di nuovo preso vita.
ma non ricordo affatto il motivo per cui, in quattro anni, ho sempre finito per dimenticare di chiedere a mia zia di raccontarmi la storia della bambina, del gatto e del salacchino (e dell’arcobaleno cattivo). forse mi sono detta qualcosa come oggi non ne ho voglia, vado domani, tanto non c’è fretta; e quel domani si è allontanato sempre di più, giorno dopo giorno, fino a non arrivare mai.
chissà.
ad ogni modo, da un paio di settimane mia zia non può più darmi una mano nel mio progetto di raccolta e recupero di strane, vecchie favole.
e io mi ritrovo – inutilmente incredula – a domandarmi perché sia così facile dimenticare che il tempo che abbiamo non è infinito; che scorre via troppo veloce; che troppo spesso lo lasciamo andare senza viverlo come dovremmo, come vorremmo.
è banale.
e fa male.
come avere un macigno sul cuore.
e non sapere come scioglierlo.
ritorni
[sì, anche lei]

* il sito ufficiale e il myspace di polly paulusma
* polly parla del nuovo disco fingers & thumbs qui
* il video di the woods, il primo singolo, qui
* l’emmepittré di day one qui
* la pagina di polly sul sito della one little indian
[foto tratta dal sito di polly paulusma]