matthew cooper
[ eluvium ]
[ bologna, 26.5.2008 ]

[bonus pics]

          

          
















amber webber
[ black mountain
lightning dust ]

[ marina di ravenna, 27.5.2008 ]
















bill callahan
[ ravenna, 24.5.2008 ]

[bonus pics]

                  

                  

                  
















non ricordo con esattezza quanto tempo sia passato da quando la parabola dei talenti ha iniziato a suscitare in me un misto di ansia, buoni propositi e sensi di colpa; di sicuro un bel po’. non sono mai stata una gran credente – neanche da piccola – ma quella parabola significava qualcosa, per me.
ovviamente, mi sono sempre immedesimata nel servo sciocco e fannullone, che invece di coltivare i suoi talenti li nasconde e lascia che appassiscano, inutili e sterili.
quanta bellezza, quante potenzialità sprecate.

oggi pomeriggio, sdraiata sul mio amato copridivano a strisce-color-pastello, immersa in mille pensieri pigri e tardo-primaverili, ho realizzato d’un tratto che io sono di tutta un’altra categoria: non mi limito a non mettere a frutto i miei talenti, ma mi impegno sistematicamente a distruggerli – armata di un figurato, enorme martello.
e lo faccio da anni, con dedizione commovente.

uno scenario simile san matteo non lo aveva mica previsto.

e, dio. quanto sarebbe bello un mondo in cui la parola autodistruzione non avesse nemmeno l’ombra di un significato.
















[[ un post in ritardo di sei mesi, circa ]]

|i’m not sure the morning ever arrives
’cause another morning brings another light
and the colour of the sky
you and me are stuck in time
|

finché a un certo punto ti rassegni, e tiri fuori il bloc notes dallo zaino, e decidi che vuoi almeno provarci – a capire che accidenti canti anna persson in quel suo inglese dalla pronuncia strana, tutta parole appiccicose e imbronciate e sghembe. tra milano e bologna, seduta in un eurostar, con a. addormentato accanto a te, gli occhi che bruciano e implorano sonno, una tipa che urla dentro il cellulare, un panino iniziato e mai finito.
alcuni passaggi sono facili; altri incomprensibili. e quando, qualche settimana più tardi, hai finalmente il cd tra le mani, e sfogli il booklet, e ci trovi dentro i testi – ecco, non puoi nascondere un pizzico di divertita perplessità di fronte a un paio di righe. ma alla fine va bene. e sorridi – tutte le volte che ascolti questa canzone.
un sorriso grande ogni centimetro della tua pelle.

l’aeroporto di bologna alle quattro del mattino, le palpebre pesanti, l’aria così densa e ovattata; e un buffo tipo metà arabo e metà indiano che passeggia davanti ai negozi chiusi del duty free con sottobraccio l’enorme ritratto di un qualche anziano parente morto – chissà.
bruxelles e la sua bellezza poco appariscente, passeggiate lunghe ore, manifesti irresistibili, valentina e il suo sorriso e i suoi deliziosi stivali con le stringhe.
la prima volta che ho sentito in the backseat dal vivo.
svegliarsi ancora esausti, camminare nella città silenziosa che luccica di pioggia, saltellare sui tapis roulant dell’aeroporto di bruxelles, incontrare tim e jeremy sulle scale mobili appena dopo il check-in; e poi win gentile e sorridente come sempre, régine distrutta e col cappuccio del suo hoodie calato sul viso, e sarah curiosa ed estroversa – che scopre altri musicisti imbarcati sull’aereo per oslo e si informa sul nome del locale dove suoneranno.
e il cielo limpido di oslo, alberi vestiti di foglie giallo oro e brezza tiepida che profuma di mare, e ancora altre passeggiate lunghe ore; e poi il freddo pungente della sera, fuori dallo spektrum, con solo le all star di tela ai piedi.
in mezzo, in ordine sparso, un orologio con la coda pelosa, tutti i negozi di musica possibili, qualche pasto dimenticato, un micetto-calamita luminoso, una pizzeria fantastica, jonathan lethem e james brown, i quiz musicali della tv norvegese, un mare di volti e sguardi di cui innamorarsi, pochissime foto, tante emozioni preziose.
e the park quasi sempre nelle orecchie.

alcuni dei giorni più belli della mia storia recente (e non) in una canzone.
e io, come faccio a non amarla?

| sambassadeur – the park |
















raymond raposa – castanets
[ marina di ravenna, 17.5.2008 ]

[bonus pics]

              

              



















battles
[bologna, 7.05.2008]

[bonus pics]

              

              

              

              
















laura marling
[ ravenna, 2.5.2008 ]

[bonus pics]

          
















adam green
[ravenna, 2.5.2008]

[bonus pics]